«Condannati a vincere». Spalletti lo dice chiaramente, alla viglia del match contro il Cagliari che la sua squadra non può fallire. Una Juve che finora ha impiegato soltanto cinque giocatori italiani l’attualmente infortunato Locatelli, il quasi sempre panchinaro Gatti, il poi ceduto Miretti, Cambiaso e il portiere Vicario - per almeno un minuto di gioco: la squadra di Pisacane ne ha impiegati 13 e anche questo è un segno dei tempi, diversi rispetto al passato ma non necessariamente migliori almeno sotto la Mole. «Non ci frega niente se nessuno parla mai di noi come candidati allo scudetto le parole del tecnico bianconero -. Non ci sarà mai tregua per quelli che hanno fatto la nostra scelta. Siamo noi che alziamo l’asticella».
Del resto non può essere altrimenti, per la storia che la Signora si porta dietro e per l’impegno economico che è stato garantito dalla proprietà con l’ennesimo aumento di capitale (250 milioni, ndc): provarci è il minimo indispensabile, pur se le speranze sono altre. Certo, servirà un cambio di passo netto rispetto a quanto proposto finora, anche se prima della sosta è arrivata la vittoria contro l’Atalanta che ha restituito un po’ di entusiasmo all’ambiente: da oggi in avanti urgeranno repliche sia in campionato che in Europa League, sfruttando al massimo le potenzialità di un organico che magari non è qualitativo come altri ma grazie al quale bisognerà centrare almeno il quarto posto. Traguardo per raggiungere il quale gli attaccanti dovranno darsi una mossa: Kolo Muani e Woltemade sono ancora a secco in campionato, il piatto piange e a un certo punto anche le difese d’ufficio e i giri di parole termineranno: «Kolo Muani? Lo stimoliamo ad avere comportamenti differenti da quelli che deve avere una prima punta ancora Spalletti -. Ha grande facilità di corsa e sa agire sia sull’esterno che in zona centrale: lo apprezziamo molto». Se però continuerà a non segnare, diventerà un bel problema.