Adesso lo ha inciso anche sul cappellino rosso sfoggiato ieri a Milanello. «Make Milan great again» la scritta («rendi di nuovo grande il Milan») che prende lo spunto dallo slogan di Trump del quale è notoriamente amico. È questo il chiodo fisso di Gerry Cardinale che si è ripresentato a Milanello in compagnia dell’ad Calvelli e del prossimo capo della comunicazione Fontanella-Khan, in procinto di trasferirsi a Milano dai primi di novembre per occuparsi del dossier principale di questa nuova stagione del numero uno di RedBird, «riavvicinare il club ai suoi tifosi». Ma per farlo c’è bisogno innanzitutto di risultati. E qui la parola passa ad Amorim e al suo Milan impegnato in un viaggio trappola contro la sua bestia nera, il Sassuolo.
Stavolta a guidarlo è Aquilani, già un passato in rossonero, considerato tra i tecnici all’avanguardia della nuova serie A. Amorim è consapevole della grande responsabilità che ricade sulle sue spalle. «Non so quanto tempo impiegheremo per vincere trofei, ma quello è l’obiettivo» ripete nell’attesa che questo Milan risolva il problema più urgente. E cioè recuperare un numero sufficiente di gol. Fin qui ne ha collezionati 10, una media di 2 a partita, pochi per autorizzare sogni di gloria. «Dobbiamo creare più occasioni da gol e portare più calciatori dentro l’area a concludere e non è solo una questione riferita a Ramos»: ecco a cosa punta il tecnico portoghese che deve prepararsi alla maratona di molte partite raccolte in poche settimane, prima dellasosta di novembre. Per questo chiama a raccolta tutti i componenti della rosa, a cominciare da Camarda («adesso verrà il tempo in cui giocherà molto di più») per finire a Pulisic, Tomori, Loftus Cheek che sono rimasti a Milanello per recuperare la condizione migliore. Per capirci allora non è solo una questione di sistema di gioco. «Si giocherà in difesa a 3 o a 4 a seconda degli avversari, cambiano alcune posizioni» è la spiegazione didascalica per chi è a caccia di qualche anticipazione.
