Le tre mosse chiaveScacco scudetto

Le tre mosse chiaveScacco scudetto

Le tre giornate dello scacco scudetto. Un, due e tre e la Signora prenota il bis scudetto. Accade nei primi quindici giorni di marzo, antipasto di primavera. Come l'anno scorso allo sbocciare dei fiori esplode la Juventus. Napoli, Catania e Bologna. Una dietro l'altra: dal primo al sedici marzo. È qui che la squadra di Conte getta le basi della riconferma a campione d'Italia. Tre giornate, tre squadre e tre firme (più una, Marchisio): Chiellini, Giaccherini e Vucinic.
Si parte dal San Paolo: la banda di Mazzarri è pronta a tutto per riaprire definitivamente i giochi. Conte recupera Giorgio Chiellini dopo un brutto infortunio muscolare: il difensore impiega una manciata di minuti per segnare e anestetizzare un San Paolo sovraeccittato, sognante il colpaccio. Grinta e orgoglio, Chiello è lo specchio dell'anima bianconera. Poi solo la deviazione di Bonucci sul bolide di Inler lascerà ancora viva una piccola speranza tricolore per Cavani e soci. La Juventus uscita indenne dalle forche caudine dell'antagonista, matura la convinzione che il più è fatto: adesso nei confronti del Napoli i bianconeri hanno anche il vantaggio degli scontri diretti a favore, oltre a sei punti.
Che lo scontro diretto abbia ripercussioni pesanti nella testa e nelle gambe delle contendenti lo si capisce dieci giorni dopo. Il Napoli, svuotato e incolore, cade a Verona contro il Chievo, un secco due a zero: è la resa. Anche perché quello che combina la Signora è la manifestazione esplicita del destino tricolore. Allo Juventus Stadium il Catania tiene in scacco fino ai minuti di recupero i campioni d'Italia. Poi Conte pesca dal cilindro la carta giusta: Emanuele Giaccherini. Il tecnico bianconero ha una predilezione per l'ex ala del Cesena. Lo porta sempre ad esempio e lo ribattezza: Giaccherinho. Il segno del Giak sullo scudetto è indelebile. Lui rappresenta la forza del gruppo, l'unione d'intenti di una squadra che fa del collettivo l'arma principale. Che poi Giak sia un predestinato lo dice il calendario: festeggiare lo scudetto nel giorno del compleanno può capitare, ma se tutto accade il 5 maggio data memorabile nella storia bianconera qualcosa vorrà pur dire.
Dal gregario al fuoriclasse. Conte indica nella trasferta di Bologna la chiave della cavalcata tricolore. Partita difficile e trappola che la Juventus evita presa per mano da Mirko Vucinic: un gol da centravanti d'area e un assist per Marchisio, che sarà anche l'uomo dei due derby. Il fantasma del top player aleggia da sempre sulla squadra, il montenegrino dimostra di avere nelle sue corde le qualità, anche se difetta di continuità. E' lui a far esplodere la gioia di Conte al Dall'Ara, quella che fa infuriare Pioli. Ma l'Antonio tricolore tira dritto perché ha capito che in quindici giorni ha fatto i tre balzi per una clamorosa doppietta tricolore.

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