Tutti i segreti di un trionfo. Ma la Signora cade... sul 31

Stona la festa col numero di scudetti illegale su bandiere e magliette. Una battaglia che andrebbe archiviata per guardare al futuro

Tutti i segreti di un trionfo. Ma la Signora cade... sul 31

Vincere aiuta a vincere. E a ripetersi. Che, nel calcio italiano, è da sempre, l'impresa più ardua. Infatti le strisce tricolori portano la firma di grandi armate: la Juve, l'Inter, il Milan. Di solito è segno di grande maturità dei suoi protagonisti, di consapevolezza nei propri mezzi e anche di mentalità da primi della classe instillata in ciascuno dei bianconeri da quell'autentico ciclone chiamato Antonio Conte.

L'unica nota stonata è quella festa col numero illegale, il 31 citato su ogni bandiera e striscione, anche sulle magliette tirate fuori per l'occasione. È vero: questo tipo di battaglia mediatica juventina si poggia e si sostiene sulla mancanza di governance del precedente consiglio federale che si dichiarò incompetente dopo aver letto la relazione del procuratore federale Palazzi sulle colpe interiste. Forse è il caso di rinchiuderla in un cassetto per concentrarsi sul futuro. È di grande attualità il mercato: Higuan o Ibrahimovic sono i nomi e le trattative che riscuotono il maggior consenso. Conoscendo il conducator bianconero, la preferenza va al centravanti del Real Madrid. È più duttile, più ligio ai doveri tattici. Sai le scintille con Ibra. Un divertimento garantito!

La Juve di quest'anno è una macchina schiacciasassi: stritola rivali e cifre da capogiro, fermandosi due-tre volte lungo la marcia trionfale. E sono pit-stop sfruttati al meglio da allenatore e gruppo perché invece di provocare crepe sui muri, determinano feroci reazioni così da lasciare indietro i pretendenti al titolo. Capita all'Inter nella prima parte della stagione, capita al Napoli nella seconda, capita a chiunque (la Samp) coltivi l'ambizione di mettere sotto questa squadra che col tempo migliora il suo rendimento in modo simbolico. Pensiamo ai punti: 83 quest'anno, a tre turni dal gong, l'anno prima furono alla fine 84. Anche sui gol stessa produzione industriale: 67 già realizzati. La difesa, migliore del torneo, è la pietra su cui Conte ha fondato il suo capolavoro di squadra con un particolare non irrilevante: di tutte le squadre che giocano a 3 è l'unica che utilizza davvero tre sentinelle mentre i due esterni sono delle ali che attaccano a tutto spiano.

Vincere aiuta a vincere, ed ecco il salto di qualità della Juventus di quest'anno capace di superare anche l'esame più atteso: e cioè comandare dalle nostre parti avendo come straordinario l'impegno della Champions che non è proprio una scampagnata. Qui il dislivello rispetto ai giganti di Germania e Spagna resta ancora vistoso. Ma solo e soltanto perché alla Juve mancano un paio di fuoriclasse che possano aggiungersi a Buffon e a Pirlo, forse anche a Vucinic che di classe e di talento ne ha da vendere.
Il cambio in corsa, come per montare e smontare un giocattolo, delle ali (Asamoah e Lichsteiner, con Padoin e Peluso), della coppia d'attacco (prima Vucinic Giovinco, poi Vunicic Marchisio con variazioni sul tema) e l'utilizzo di Pogba arrivato come sconosciuto in estate sono il fiore all'occhiello di Conte, capace di resistere alla bufera della squalifica grazie al sostegno del club e alla collaborazione di Alessio e Carrera, i suoi assistenti. Pirlo poi, come scrivono a Londra, non è il gioco: lo domina. E dominando il gioco, grazie alla protezione dei corazziere laterali (Vidal e Marchisio, poi Vidal e Pogba), ne riesce a descrivere la traiettoria. Invece di addormentarsi sugli allori, la Juve ha montato una guardia spietata allo scudetto dell'anno prima: merito del martellamento di Antonio Conte durante allenamenti ed esercitazioni, durante i colloqui, durante gli intervalli delle partite scanditi da lanci di bottiglie e intemerate pittoresche.

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