Valentino "fatto in Italia". Il nostro spot Mondiale

Rossi trionfa nel tempio di Silverstone e allunga in testa al campionato Marquez cade. Lorenzo 4°. Le Ducati di Petrucci e Dovizioso sul podio

Valentino "fatto in Italia". Il nostro spot Mondiale

Made in Italy. Fatto in Italia. Sappiamo tutti cosa significhi ma è più bello scriverlo e dirlo alla nostra maniera. Valentino Rossi che vince sotto la pioggia e riallunga sul compagno Lorenzo. Valentino Rossi che festeggia in cima al podio davanti all'amico Petrucci su Ducati 2014 e i Dovi rivale su Ducati 2015. Italia. Italia. Italia. Valentino re col nome più romantico che ci sia e Rossi re con il cognome più comune che ci sia. Perché le cose che fanno grande questo Paese bistrattato dagli altri e dalla sua stessa gente sono poi cose semplici e dirette e schiette. Valentino Rossi è tutto questo. Anche dopo di-cian-no-ve-an-ni-di-mon-dia-le e nove titoli e 112 vittorie che vien male e tanto rispetto solo a pronunciare una simile sfilza di numeri. Perché quando vinci tanto e guadagni tanto, quando finisci nella povere dei guai con il fisco, quando chiedi scusa, paghi e risorgi, quando cadi per davvero e ti spacchi le ossa e torni e sbagli due anni con la Ducati e vedi la morte in faccia e la morte altrui come con il povero Sic, quando a 37 anni te la devi giocare con un mostro giovane e talentuoso come Marquez e un grande campione con la moto uguale alla tua come Lorenzo, quando succede tutto questo, allora, diventi molto più di un grande sportivo. Diventi un simbolo per la tua gente. Gente d'Italia

E adesso, se volete, possiamo anche metterci qui a scrivere e dire e pensare che in fondo la pioggia di Silverstone l'ha aiutato. O che da quarto in una manciata di giri si è trovato primo con Marquez incollato. O che la visiera di Lorenzo si era appannata e da primo ha inabissato il maiorchino a giocarsela lontano e alla fine solo quarto. O che Marc è caduto a 8 giri dalla fine. O che Pedrosa è sempre più bollito. O che le Ducati più di tanto non possono e va già più che bene il doppio podio finale. Ma sarebbe ingiustizia grande. Tanto più che della pioggia, alla vigilia, Vale aveva detto «no, non la voglio perché correre sull'asciutto mi piace di più ed è più divertente e sul bagnato invece è sempre una scommessa che può portare vantaggi come svantaggi...». Sotto inteso: si rischia troppo e mica tutti trovano la giusta messa a punto. Lui l'ha trovata. Nel warm up del mattino. Tanto più che il due volte campione del mondo della Honda, fenomeno Marquez, è caduto quando lo stava studiando per l'assalto finale. Lui a terra. Il vecchio Vale no. Tanto più che a lui la visiera non s'appanna mai e a Lorenzo è già la seconda volta. Tanto più che Jorge stava recuperando in classifica da paura e che dopo aver affiancato Rossi in vetta, di fatto sopravanzandolo per numero di vittorie, era tre giorni che aveva persino inserito la freccia lampeggiante del sorpasso. Tanto più che negli ultimi giri il vantaggio di sette secondi di Valentino si era ridotto a un secondo e mezzo e le due Ducati parevano un Tir pronto ad asfaltarlo. E invece lui si era solo preso una poco di respiro. Dettagli da campione. Punto.

Per tutto questo, per la quarta vittoria dell'anno, per i dodici punti di distacco che ha rimesso fra sé e Lorenzo, per questo campionato che vuole giocarsi fino in fondo il Dottore diventa un simbolo. Perché curando se stesso e la sua classifica mondiale continuerà a curare la nostra voglia di contare almeno qualcosa nel mondo. Prendete gli inglesi, popolo mai tenero con noi italiani. Però popolo unico nel capire di sport. Non hanno regalato a Vale un'inutile laurea honoris causa in salcacchio qualcosa come abbiamo fatto noi. Più semplicemente e logicamente l'hanno fatto entrare nel ristretto club dei grandi piloti di ogni epoca: il Brdc, il British Racing Drivers Club. Vale Rossi unico motociclista membro onorario. E si tratta di onore grande visto che Sua Maestà di motociclisti molto buoni ne ha avuti parecchi, pensiamo a John Surtees che del club è vice presidente ma per i meriti su 4 ruote, pensiamo a Barry Sheene. Segno e dimostrazione di rispetto e stima da parte di un popolo nobile nello sport ma molto meno nobile quando deve giudicare gli italiani.

Made in Italy. Fatto in Italia. Meglio: fatti in Italia. Perché la due Ducati fatte in Italia seconda e terza dei due piloti fatti in Italia vogliono dire molto alla voce orgoglio. Anche quello di Valentino. Che comunque vada quest'anno, non si perdonerà mai di aver fallito sulla Rossa made in Italy.

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