"Voglio fare il Giro a 45 anni per egoismo e per la scienza"

Mario Cipollini sogna di tornare in sella per una corsa vera: "Non è una follia. Chiedo di riprovare il piacere di essere atleta. Che male farei al ciclismo?"

"Voglio fare il Giro a 45 anni  per egoismo e per la scienza"

Correre il Giro d'Italia a 45 anni: un'idea simile può venire soltanto a uno svitato, o a Cipollini. Difatti al secondo è venuta. L'annuncio non è del Vernacoliere di Livorno, rotto a tutte le satire, ma della Gazzetta, cioè del giornale organizzatore. Conoscendo il tipo, da parte sua rotto a tutte le provocazioni, conviene vederci più chiaro. A domanda, Cipollini risponde: come sempre, senza giri di parole e senza ipocrisie. Tant'è vero che alla fine non viene un'intervista, ma un leale e spassionato corpo a corpo.

Scusa Mario, come t'è venuta: eri in preda all'alcol?
«Effettivamente stavamo al bar con un tuo collega. Io ho solo raccontato che nei miei allenamenti con tanti corridori professionisti non sfiguro. Mi piace ancora tirare di brutto, non concepisco ancora le passeggiate. Così, mi sono chiesto a voce alta: ma un atleta di 45 anni che si ributta in gruppo cosa potebbe combinare? Ed è nato il progetto. In fondo mai nessuno ha provato a questa età».

Se è per questo neppure a 50, a 60 e a 70: hai in programma anche queste primizie?
«E' un'idea… Via, non scherziamo. C'è un limite».

Ecco, appunto: dove sta il tuo limite?
«Ho cominciato le prime garette a 6 anni, ho smesso a 39. Il ciclismo è tutta la mia vita. Mi piacerebbe riprovare le emozioni dell'allenamento, della corsa, del pubblico, ma dal di dentro. Mettendomi al servizio della scienza, per chi volesse capirne di più».

Alcune carogne sostengono che il medico a cui ti devi rivolgere tu è lo psichiatra.
«Magari non hanno torto, magari sono matto. Ma nessuno mi toglierà mai la voglia di sognare, anche a questa età».

Altre carogne dicono che sogni soltanto un po' di pubblicità a buon mercato e magari altri soldi.
«A questa gentaglia rispondo che soltanto l'anno scorso ho rifiutato 800mila euro per andare all'Isola dei famosi. Fosse per la pubblicità e per i soldi, avrei accettato. In costume faccio ancora la mia sporca figura: ho i pettorali giusti e la tartaruga davanti. Ma non è questo che cerco. I soldi? Posso rendere pubblica la mia dichiarazione dei redditi, per dimostrare che non sono uno spiantato. Anzi, sarebbe bello che questa impresa servisse magari a fare beneficenza…».

Invecchiare è un'arte, invecchiare male è un tormento: non è che stai vivendo la soluzione due?
«Non sono mai stato così felice. Ho due figlie, di 14 e 12 anni, brave a scuola e molto brave nel nuoto. Invecchiando, ho capito anche il valore delle cose vere, come fare una bella pedalata con gli amici e poi mangiare un piatto di pasta insieme, guardando panorami, respirando profumi, godendo ogni attimo della bicicletta…».

Oddio, un poeta: non sarà che ami il ciclismo più adesso di quand'eri il re dello sprint?
«E' così. E non è una battuta. Adesso me lo godo fino in fondo. E' piacere puro. Sarà che sono anche più sereno».

Anche per la fine delle tribolazioni giudiziarie, immagino.
«E come no. Ho smesso nel 2005, il giorno dopo la Finanza ha iniziato a massacrarmi, con l'accusa della residenza solo fittizia a Montecarlo. Dopo sette anni, nel 2011, il giudice mi ha assolto con formula piena. So solo io cosa ho passato. Non c'è nulla di male se adesso voglio giocare di nuovo con la vita, in modo spensierato».

Il problema è che i tifosi prendono tutto sul serio: sei pronto alle battute di compatimento?
«Nella mia vita ho sempre osservato un motto, molto antico: male non fare, paura non avere. Quello che pensa la gente mi scivola via, se sono a posto con la coscienza».

Come ha reagito l'ambiente a questo tuo progetto?
«Nel solito modo: spaccandosi a metà. Gente del marketing euforica, parte tecnica molto critica. Mi fa impazzire Moser: lui, che ha riprovato il record dell'ora dieci anni dopo, in piena pensione, mi ha consigliato di pedalare soltanto con i crocieristi, al suo fianco… E' forte o no?».

Non è che sei segretamente convinto di battere almeno la metà degli sprinter d'oggi?
«Per piacere, non scherziamo. Io sarei come Totò al Giro, come un ospite. Hanno scritto che tirerei le volate ai miei compagni giovani, come Guardini, ma il ciclismo d'oggi sarebbe messo davvero male se ci fossi lì io nei finali a tirare volate. Per me sarebbe già molto stare in gruppo in una tappa di pianura. Così i medici potrebbero fare le loro rilevazioni. C'è l'università di Perth, in Australia, che si è già detta interessata».

Mario, però diciamolo: c'è una possibilità su cento, forse meno.
«Evidente. C'è tutta la parte burocratica dell'antidoping che ha i suoi tempi tecnici, forse non ci sto neppure più dentro. E poi la mia stessa squadra, cui fornisco le biciclette, per bocca del diesse Scinto mi ha già dato del matto. Certo, potrei correre in un altro team. Ma non è facile. Per cui…»

Per cui?
«Io mi alleno come se. E chi ti dice che non capiti il miracolo. Voglio essere pronto. Ero 94 chili, adesso sono 88. Mi sento bene, sono su di giri, ho una grande serenità dentro. Diamine, sarò libero di sognare, alla mia età?».

Alla tua età si potrebbe imparare un'altra vita.
«Ce l'ho. Mi piace molto. Sono padre, soprattutto, la cosa più bella. Ma io voglio essere sincero: non posso improvvisarmi manager, imprenditore, o chissà che altro. Tutto questo non mi dà quello che mi dà la corsa».

Parli come Schumacher e come Armstrong.
«Li capisco bene. Certe emozioni le danno solo le proprie passioni».

Potresti andare ai cicloraduni, con i tuoi coetanei adiposi.
«E magari batterli, come fanno tanti patetici. Questo no, non lo farei mai. Non sono ridotto così male. Io cerco il ciclismo vero. Per riprovarlo almeno una volta ancora, sono pronto a qualunque sacrificio».

Come la definiresti questa tua follia senile?
«Un sogno tra il romantico e lo scientifico. Però falla fare anche a me, una domanda».

Prego.
«Tu pensi che un Cipollini al Giro farebbe male al ciclismo?»

Non so. Sinceramente temo che farebbe male a Cipollini. Sei il più grande velocista di sempre, non tutti i tifosi capirebbero.
«Non voglio raccontare bugie. Questo mio sogno è un sogno egoista. Penso solo a me stesso, al mio piacere personale. Nella mia vita non mi sono mai ubriacato, mai drogato, mai sbattuto via. A 45 anni mi piacerebbe riprovare il più sublime dei piaceri: essere atleta».

A 25 ti sembrava la cosa più noiosa.
«Invecchiare non porta solo problemi alla prostata. Insegna un sacco di cose. Qualcosa ho imparato».

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