Spuntano i furbetti dell’influenza Sciopero per paura del contagio

NapoliDuecento bus del deposito di via Nazionale delle Puglie, uno dei più importanti dell'Anm, l'azienda di trasporti napoletana, ieri mattina e fino al primo pomeriggio, sono rimasti con il motore spento. Nessun boicottaggio ai mezzi, nessun malessere collettivo: i conducenti addetti alla copertura di una cinquantina di linee, che attraversano tutta la zona orientale e buona parte del Centro di Napoli, hanno incrociato le braccia dalle 5 fino alle 13. Motivo: la paura di contrarre l'influenza A, a causa dei bus, a loro dire, sporchi. «Una iniziativa pretestuosa, per avere visibilità», hanno replicato i vertici dell'azienda.
La protesta selvaggia, improvvisa e quindi mai annunciata, è stata organizzata dal sindacato Faisa Cisal, oltre 150 aderenti su 700 dipendenti che prestano servizio nel deposito di via Nazionale delle Puglie, situato nel quartiere di Poggioreale, periferia di Napoli. Gli ultrà del sindacato hanno parcheggiato una decina di bus davanti all'ingresso, impedendo ad altri colleghi, contrari alla protesta, di poter mettere in moto le loro vetture e uscire regolarmente per le corse. E così hanno bloccato un’intera città con una protesta senza senso. Solo 18 bus ce l'hanno fatta ad uscire regolarmente ma, per almeno 50 mila napoletani, i disagi sono stati enormi. «Immensi i danni alla città», spiegano all'Anm.
Al numero verde dell'azienda, sono arrivate migliaia di telefonate di operai, impiegati, lavoratori di ogni ceto sociale, infuriati per la mancanza di bus. «Questi sono i furbetti della protesta», ha allargato le braccia un funzionario degli uffici della direzione di via Giovan Battista Marino, a Fuorigrotta. Ma, se di furbizia si è trattato, per creare consenso e visibilità intorno al sindacato ultrà, gli autori della rivolta, rischiano di non passarla liscia. La Digos, infatti, ha identificato i conducenti di quella decina di bus parcheggiati davanti all'ingresso del deposito di via Nazionale delle Puglie, che hanno impedito l'uscita ai colleghi, non intenzionati ad aderire alla protesta. Un ispettore, inoltre, è entrato in possesso dell'elenco dei duecento autisti che prestano servizio nel deposito della «rivolta». Il reato che si potrebbe configurare nei loro confronti è di interruzione di pubblico servizio.
Ma, il lavoro della Digos non è semplice. Gli investigatori, coordinati dal vicequestore Antonio Sbordone, dovranno chiarire se ci sono autisti costretti a rinunciare alla corsa perché intimiditi. Solo verso le 13 i bus, proprio grazie alla mediazione della Digos, hanno lasciato il deposito di via Nazionale delle Puglie. Francamente, a vederli, quei bus che a dire del sindacato dovevano essere veicolo della Influenza A, non sembravano cosi sporchi. Pur non sembrando torpedoni a 5 stelle, va detto che non erano così sporchi da giustificare una protesta così clamorosa e scioccante per un’intera città. «Infettivologi di provata esperienza hanno negato categoricamente che un mezzo pubblico possa essere portatore della influenza suina» spiegano all'Anm.
La Asl poi, dopo un sopralluogo, ha sentenziato che i mezzi erano a posto, in buone condizioni igienico sanitarie. Il professor Francesco Faella, primario della Prima divisione malattie infettive dell'ospedale Cotugno di Napoli, pur non entrando nel merito della protesta, ha spiegato che «un bus non pulito, non veicola l'influenza suina» anche se «comunque l'igiene viene al primo posto a prescindere».
Alle lamentele degli autisti di viaggiare su vetture sporche, l'Anm ha replicato sostenendo che «il capitolato pulizia prevede una disinfezione quotidiana con prodotti chimici» e «una pulizia radicale interna ed esterna ogni 15 giorni. Quello che è successo è opera di irresponsabili che hanno provocato allarmismo in città». Certo se il virus che ieri mattina ha colpito gli autisti del deposito di via Nazionale delle Puglie, dovesse «contagiare» anche altri lavoratori, quelli della metropolitana per esempio, le scuole, gli uffici pubblici, Napoli potrebbe anche chiudere per influenza. Ma sarebbe solo un’epidemia di furbi.
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