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La stanza di Feltri

Avvisate la sinistra che non siamo più i maiali d’Europa

Il guaio è che in Italia abbiamo una categoria di professionisti specializzati nel disprezzare il proprio Paese

epaselect epa13339117 European Central Bank (ECB) President Christine Lagarde addresses a press conference following a meeting of the ECB Governing Council at the bank's headquarters in Frankfurt am Main, Germany, 29 October 2026. The ECB and the European Council announced that Lagarde will step down from her position on 07 February 2027, concluding her tenure ahead of schedule and initiating an immediate succession selection process led by European Council President Antonio Costa. EPA/RONALD WITTEK

Buongiorno,

Cristine Lagarde presidente della Bce non è mai stata particolarmente prodiga di complimenti nei confronti dei Paesi sud europei della Ue. Anni fa fu coniato l’acronimo fastidioso e irriverente di «piigs», maiali riferito alle iniziali di Paesi con grossi indebitamenti e scarso sviluppo economico come Portogallo, Irlanda e Italia, Grecia e Spagna. Ci piace constatare che durante la sua visita a Milano abbia sottolineato come questi Paesi ora siano fiore all’occhiello della Ue. Peccato che una certa parte della politica italiana non se ne sia accorta e preferisca autoflagellarsi con grande taffazzismo come se fossimo Paese del terzo mondo.

Luca Testera Pardi

Caro amico, finalmente una buona notizia: non siamo più i maiali d’Europa. Siamo diventati il suo fiore all’occhiello. Dalle stalle alle stelle, senza nemmeno passare per il mattatoio. Ci voleva Christine Lagarde per certificarlo, lei che in passato non ci ha mai precisamente coperti di carezze. Evidentemente anche a Francoforte, ogni tanto, qualcuno si accorge che il mondo gira e che l’Italia, nonostante i suoi becchini domestici, è ancora in piedi. La storia dei «Piigs», con quelle cinque lettere che puzzavano di porcilaia e pregiudizio, ce la ricordiamo bene. Ci avevano appiccicato addosso l’etichetta dei fannulloni spendaccioni, buoni solo a chiedere soldi e a combinar disastri. Adesso, invece, scoprono che il Sud Europa sa lavorare, produrre, esportare e persino crescere. Miracolo? No, basta togliersi gli occhiali deformanti dell’ideologia. Il guaio è che in Italia abbiamo una categoria di professionisti specializzati nel disprezzare il proprio Paese. Se una fabbrica apre, trovano l’inquinamento, se l’occupazione sale, sospettano un trucco,

se arrivano investimenti, cercano il pelo nell’uovo... Sono talmente impegnati a raccontare che siamo sull’orlo del precipizio che finiranno per spingerci loro, pur di aver ragione. Naturalmente non siamo il paradiso terrestre. Abbiamo debito, burocrazia, tasse e una classe dirigente che talvolta pare uscita da un concorso di incapaci. Ma tra riconoscere i problemi e recitare quotidianamente il requiem nazionale passa un oceano. Insomma, cara opposizione e cari profeti di sventura, un po’ di amor proprio non guasterebbe. Non chiediamo di cantare Fratelli d’Italia dalla mattina alla sera. Basterebbe smettere di suonare la marcia funebre ogni volta che il Paese respira. Perché a forza di darci dei maiali, rischiamo di convincere persino i maiali di essere migliori di noi.

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