Caro Vittorio, Le scrivo da milanese e da Presidente del Comitato Le Vie del Centro Storico di Milano. Comitato di una zona che molti milanesi considerano privilegiata: tra Via Orazio, Via Caminadella e Via Lanzone, a due passi da Sant'Ambrogio e dal Liceo Manzoni. Dovrebbe essere un quartiere dove vivere bene. Invece, soprattutto di notte, è diventato un luogo dove vivere è sempre più difficile. Le racconto una scena ormai ordinaria. È l'una di notte, poi diventano le due, le tre, a volte le quattro del mattino. Sotto le finestre ci sono centinaia di persone che bevono, urlano, ascoltano musica ad alto volume dalle casse, discutono, ridono, litigano, sparano fuochi d'artificio. Quando finalmente il rumore si attenua, arriva il momento di alzarsi per andare a lavorare. La mattina dopo troviamo bottiglie abbandonate, vetri rotti, rifiuti, deiezioni umane davanti ai portoni e automobili danneggiate. Non sto parlando di un episodio occasionale. Lei che ne pensa?
Lorenzo Peruselli
Caro Lorenzo, la tua lettera fotografa alla perfezione una delle più grandi ipocrisie del nostro tempo: quella di una politica che si riempie la bocca di parole altisonanti come inclusione, sostenibilità, vivibilità, qualità della vita e rigenerazione urbana, salvo poi disinteressarsi completamente della vita concreta dei cittadini. Racconti una realtà che conosco bene e che molti milanesi conoscono altrettanto bene. Non stiamo parlando di una periferia degradata. Stiamo parlando del cuore storico di Milano, di un quartiere che dovrebbe rappresentare il meglio della città e che invece, in determinate ore della notte, assomiglia sempre più a una terra di nessuno. La scena che descrive è ormai familiare a chiunque viva in molte zone del centro: schiamazzi fino all'alba, musica sparata a tutto volume, bottiglie, rifiuti, vandalismi, automobili danneggiate, fuochi d'artificio e perfino escrementi lasciati davanti ai portoni. Un quadro che in qualunque amministrazione seria verrebbe considerato un'emergenza di ordine pubblico. A Milano, invece, viene spesso trattato come un inevitabile effetto collaterale della modernità. La cosa più irritante è proprio quella che tu sottolinei. Chi protesta viene immediatamente trasformato nel colpevole. Se non vuole passare la notte in bianco, è un nemico dei giovani. Se chiede il rispetto delle regole, è un reazionario. Se pretende di dormire nella propria casa, è un privilegiato che non comprende la vitalità della città.
Siamo arrivati al punto che il cittadino rispettoso delle regole deve quasi chiedere scusa per esistere. È il mondo alla rovescia. Io non ho mai capito perché il diritto al divertimento debba automaticamente comprendere il diritto a disturbare gli altri. Se io desidero ascoltare musica alle tre del mattino, non acquisisco per questo il diritto di impedire a un anziano di dormire, a una famiglia di riposare o a un lavoratore di alzarsi alle sei per andare in ufficio. Questa dovrebbe essere una banalità. Invece è diventata una posizione controversa. Caro Lorenzo, mi chiedo se al sindaco Sala e all'amministrazione comunale interessi davvero il problema. Non posso conoscere i loro pensieri, ma posso giudicare i risultati. E i risultati raccontano una città nella quale troppo spesso chi vive, lavora e paga le tasse viene ritenuto un elemento secondario rispetto a qualunque altra esigenza. Milano sembra governata da una classe dirigente che ama moltissimo l'idea astratta della città e molto meno i cittadini reali. Si organizzano convegni sulla sostenibilità, si discutono piani strategici, si producono slogan e campagne comunicative. Poi però gli anziani dormono con i tappi nelle orecchie, le famiglie tengono le finestre chiuse in piena estate e i residenti vengono insultati con scritte sui muri perché osano lamentarsi. Per non parlare dei regali che trovano al risveglio davanti ai portoni. È questo il modello di città moderna che ci viene proposto? Una città nella quale il residente deve adattarsi al degrado e non il degrado alle regole? Una città nella quale il rispetto è sempre dovuto a chi disturba e mai a chi subisce? Una città nella quale chi vive nel centro storico viene trattato come un intruso nella propria casa? La verità è che una comunità civile si misura innanzitutto dalla capacità di garantire la convivenza. Non esiste libertà senza responsabilità. Non esiste divertimento senza rispetto. Non esiste vita notturna senza regole. Quando questi principi vengono meno, non nasce una città libera. Nasce una città ostaggio dei più arroganti. E purtroppo Milano, che per decenni è stata un modello di ordine, efficienza e senso civico, sembra sempre più incline a tollerare ciò che un tempo avrebbe considerato inaccettabile. No, Lorenzo, non siete nemici dei giovani.
Siete cittadini che chiedono una cosa elementare: poter vivere nelle vostre case senza essere costretti a scegliere tra il sonno e il trasferimento altrove. Ed è paradossale che nel 2026 questa richiesta venga vista come rivoluzionaria.