Gentile direttore Feltri,
in questi giorni si parla molto delle tensioni interne alla Lega e di una possibile sostituzione di Matteo Salvini alla guida del partito. Lei come legge questa fase? Ritiene che
Salvini abbia concluso il suo ciclo politico oppure pensa che resti ancora il punto di riferimento della Lega? E, se davvero si dovesse aprire una successione, chi vedrebbe come suo possibile erede?
Marco Ricci
Caro Marco,
nel nostro Paese abbiamo un difetto: la memoria dura meno di un titolo di giornale. Basta una fase difficile e subito si decreta la fine di un leader. È successo a tanti e oggi tocca a Matteo Salvini. Io, invece, partirei dai fatti. Salvini ha preso in mano un partito che, per storia e identità, era profondamente radicato e confinato nel Nord e lo ha trasformato in una forza politica nazionale. È riuscito a portare il simbolo della Lega in territori dove quel simbolo, da anni, veniva guardato con diffidenza se non con aperta ostilità. Non era un risultato scontato. Bensì straordinario, eccezionale, titanico, il risultato più difficile da ottenere. Se oggi la Lega raccoglie consensi da Bolzano a Palermo, è perché qualcuno ha saputo cambiare pelle al partito senza cancellarne l'identità. Questo qualcuno si chiama Matteo Salvini. E questo merito non gli potrà mai essere tolto. Poi ci sono state scelte che non ho condiviso. L'uscita dal governo giallo-verde fu, a mio giudizio, un errore politico. Lo dissi allora e non vedo motivo per cambiare opinione oggi. Così come considero discutibile la partecipazione al governo Draghi insieme a forze politiche che rappresentavano una visione molto diversa dalla sua. Molti elettori non glielo hanno perdonato. Ma gli errori non cancellano una storia politica. E soprattutto non cancellano un'altra qualità che gli va riconosciuta. La tenacia. Salvini è stato sottoposto a un'esposizione giudiziaria e mediatica eccezionale. Il caso Open Arms ne è l'esempio più noto: una vicenda che ha acceso un confronto politico e giuridico durato anni. Ognuno può avere la propria opinione sulle sue scelte politiche, ma è un fatto che abbia affrontato un lungo procedimento giudiziario conclusosi con un'assoluzione. Questo fa parte della sua storia e non può essere ignorato. Quanto alle tensioni interne, è comprensibile che chiunque si senta amareggiato quando vive contrasti con persone sulle quali aveva investito fiducia. La politica è fatta anche di questo. Mi riferisco al voltafaccia del generale Vannacci, che ha spaccato il partito e anche il centrodestra. Questo fatto è stato vissuto da Matteo come un vero e proprio tradimento personale. E lo comprendo. Ma tutto ciò significa forse che la Lega debba archiviare
Salvini? Io non lo credo. Si fanno nomi autorevoli, come quello di Luca Zaia, amministratore capace e molto apprezzato, non c'è che dire. Trattasi di una figura di primo piano e nessuno può negarne il valore. Tuttavia, una cosa è guidare una Regione con successo, altra cosa è incarnare, nel bene e nel male, l'identità politica di un partito nazionale. Zaia ne sarebbe capace? Non lo so. Non lo sa nessuno, in verità. Perché non lo ha fatto. Salvini invece sì.
Oggi, per milioni di italiani, la Lega continua a identificarsi con Matteo Salvini. Potrà arrivare un altro segretario? Certamente. In politica nessuno è insostituibile.
Ma sostituire una persona non significa automaticamente sostituire ciò che quella persona ha rappresentato. Per questo, prima di celebrare l'ennesimo funerale politico, aspetterei. La politica italiana ha già dimostrato molte volte che i leader dati per finiti sono spesso quelli che riescono a sorprendere tutti.