Gentile Direttore Feltri,
il ventottenne algerino irregolare che ha sfregiato con un coltello una ragazza di 23 anni nella metropolitana di Milano era stato arrestato poche ore prima e poi rimesso in libertà. Come è possibile che una persona ritenuta pericolosa fosse già di nuovo in strada? Lei che idea si è fatto di questa vicenda?
Caro Lorenzo,
questa storia non suscita soltanto rabbia. Suscita qualcosa di ancora più pericoloso: sfiducia. Quando un cittadino apprende che un uomo viene arrestato, rimesso in libertà nel giro di poche ore e, il giorno stesso, sfregia una ragazza scelta a caso mentre aspetta la metropolitana, inevitabilmente si domanda a che cosa serva l’arresto. E, subito dopo, si domanda a che cosa serva la giustizia. È questo il danno più grave.
Uno Stato vive sulla fiducia dei suoi cittadini. Se quella fiducia si sgretola, non si incrina soltanto il rapporto tra il cittadino e il tribunale: si incrina il rapporto tra il cittadino e le istituzioni, tra il cittadino e la legge, tra il cittadino e lo Stato stesso.
Perché dovrei credere nella giustizia se vedo che chi viene fermato oggi domani è di nuovo libero? Perché dovrei convincermi che le regole funzionano se chi rappresenta un pericolo evidente continua a circolare indisturbato? Sono domande che sempre più italiani si pongono.
Ed è qui che nasce il rischio peggiore. Quando la giustizia perde credibilità, qualcuno comincia a pensare che l’unico modo per difendersi sia arrangiarsi da solo. È l’inizio della barbarie.
È il momento in cui la legge smette di essere percepita come protezione e viene considerata un ostacolo o, peggio ancora, una finzione. Nessuno dovrebbe desiderare una società così. Per evitarla occorre una giustizia che sia certamente garantista, ma che non diventi ingenua.
Il garantismo tutela gli innocenti, non impone di ignorare la concreta pericolosità di chi ha già dato prova di essere violento.
Naturalmente ogni magistrato decide sulla base degli atti e delle norme vigenti. Ma ogni decisione produce conseguenze nella vita reale. E se quelle conseguenze diventano sistematicamente incomprensibili agli occhi dei cittadini, il problema non può essere liquidato dicendo che “la legge è questa”.
Le leggi possono essere cambiate. E anche il modo di interpretarle può essere oggetto di riflessione. Un uomo irregolare, già arrestato poche ore prima, armato di coltello, che il giorno successivo sfregia una ragazza nel cuore di Milano, rappresenta il fallimento di un sistema che, in questo caso, non è riuscito a prevenire un fatto gravissimo.
La giustizia non deve soltanto essere imparziale. Deve anche riuscire a trasmettere ai cittadini la convinzione che lo Stato sia in grado di proteggerli.
Siamo stati sfregiati tutti.