la stanza di Mario CerviL'isolamento non giova a nessun Paese. Italia per prima

Siamo proprio un popolo i leccapiedi. Mai visto un primo ministro appena eletto di un Paese europeo fare il giro delle parrocchie per accreditarsi. Ma a casa nostra, entro certi limiti, possiamo fare ciò che vogliamo oppure dobbiamo chiedere preventivamente, anche per le azioni più banali, il permesso?
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Caro Dejaco, da noi i leccapiedi non mancano - sono un tipo umano diffuso dovunque, in Italia e all'estero - ma non mi pare proprio che il viaggio europeo di Enrico Letta vada posto sotto questa etichetta riprovevole. Possiamo fare ciò che vogliamo infischiandocene di ciò che fanno e pensano altri governi, e solo la cupidigia di servilismo ci induce a cercare agganci? No, non possiamo. L'orgoglio della solitudine sarebbe un lusso eccessivo, lo pagheremmo a caro prezzo. Viviamo un momento di estrema difficoltà e speriamo d'uscirne anche grazie ad accordi con alleati e amici (ma anche competitori e critici). Le esportazioni italiane reggono ancora perché guardiamo fuori dai confini. Da soli non possiamo permetterci né di collocare all'estero i nostri prodotti, né di onorare gli impegni presi con le entità finanziarie internazionali. O piuttosto potremmo permettercelo ma condannandoci all'isolamento. Da nazione semiagricola quale era, l'Italia è diventata una grande potenza industriale non chiudendosi a riccio, ma aprendosi alle sfide esterne. Le autarchie sono sempre stare deleterie, ma in questo mondo globalizzato l'autarchia sarebbe un suicidio. Tutti i capi di Stato e di governo si dedicano oggi a un frenetico vagabondaggio tra capitali. È possibile, anzi probabile, che in alcuni casi il movimentismo sia superfluo. Non so quanto risulterà utile il movimentismo del nuovo presidente del Consiglio. Ma credo di sapere che la staticità, l'immobilità, la sordità alle voci altrui sarebbero, in questa stagione tumultuosa, il peggiore dei comportamenti.

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