In principio c’era un metodo rischioso ma funzionale per esfiltrare una spia dall’aria. Lo avevano messo a punto gli uomini dell’OSS, i papà della CIA che, sotto il comando di Wild Bill Donovan, diedero all’America un vero servizio segreto. Il metodo, denominato “All American Pick Up”, consisteva nell’impiego di aerei da trasporto, principalmente C-47 Skytrain, i bimotori che si erano fatti conoscere per i celebri lanci di paracadutisti nelle grandi operazioni d’invasione, dallo sbarco in Sicilia alla Normandia. L’aereo avrebbe lanciato al target da recuperare un sacco con delle lunghe aste da fissare a terra che avrebbero esteso e teso un cavo collegato a un’imbracatura. A un passaggio successivo, effettuato a bassissima quota, un gancio avrebbe preso il cavo collegato all’imbracatura, pescando l’esfiltrato come un grosso pesce volante che sarebbe stato issato a bordo da due operatori. Poi la CIA passò al Fulton surface-to-air recovery system, anche noto come Skyhook: un metodo simile che forse avrete visto usare a James Bond nell’indimenticabile Operazione Thunderball.
Ebbene, quel metodo, che alcuni amanti dei vecchi film di guerra avranno notato anche in Berretti Verdi – con un John Wayne all’apice della carriera –, non era frutto della fantasia cinematografica, ma dei programmi messi a punto dalle divisioni di ricerca e sviluppo dell’agenzia di spionaggio statunitense che sapeva di potersi trovare a dover estrarre da territori altamente ostili profili di alto livello, come spie, infiltrati, piloti abbattuti e prigionieri di alto rango, che, a loro volta, si erano ispirati a un vecchio servizio postale. Precisamente, un metodo di recupero aereo inventato negli anni ’20 e perfezionato negli anni ’30 per la “raccolta della posta per via aerea”, consentendo alla All American Aviation, Inc. di prelevare sacchi di posta da comunità che abitavano le più remote lande degli Stati Uniti.
Dalla posta alla CIA
La società pensò di impiegare “due pali alti circa 4,5 metri piantati nel terreno a una distanza di circa 15 metri l’uno dall’altro”; tra di essi era tesa una fune collegata a un contenitore per la posta. Un aereo in volo si avvicinava ai pali mentre un meccanico di bordo calava un lungo cavo d’acciaio. Durante la risalita del velivolo, un gancio posto all’estremità del cavo agganciava la fune, sollevando il carico di posta in aria prima di issarlo a bordo tramite un verricello”. I militari apprezzarono la geniale trovata e pensarono a come impiegare il sistema per recuperare aviatori dispersi in terreni impervi, modificando cavi e imbracature che erano stati sviluppati sulla base di quelle dei paracadute.
Secondo quanto riportato dalla CIA, l’agenzia iniziò a “interessarsi al metodo di recupero della All American Aviation” durante la guerra di Corea. Nel 1952, l’agenzia aveva addestrato segretamente agenti paramilitari della Special Activities Division all’uso di un sistema precursore per il recupero di persone. La prima missione di recupero autorizzata per l’impiego operativo di questo sistema “All American” ebbe luogo in Manciuria il 29 novembre 1952, ma fallì a causa di un’imboscata. Contestualmente, un certo R. E. Fulton iniziò a sviluppare un sistema di recupero aereo ispirato allo stesso concetto, consegnando allo spionaggio americano il “Fulton Recovery System” nel 1958.
Il sistema Fulton
Come evoluzione della tecnica di recupero “snatch pick-up” impiegata durante la Seconda guerra mondiale dalle forze americane e britanniche per recuperare personale, il sistema Fulton, noto anche come “Skyhook”, si basava su un velivolo addetto al recupero dotato di due “corna” d’acciaio lunghe 9 m e divergenti con un angolo di 70° sul muso.
L’aereo volava dritto sul cavo, puntando verso pallone aerostatico che si posizionava a un’altezza di 130 metri. Una volta che il cavo veniva agganciato tra le due aste sul muso del velivolo, il pallone aerostatico veniva rilasciato e un meccanismo di sgancio a molla denominato sky anchor fissava il cavo all’aereo. Dopo l’aggancio, il cavo veniva afferrato dall’equipaggio di recupero mediante un gancio a “J” collegato a un verricello motorizzato e utilizzato per issare a bordo la persona o il carico. Il contatto iniziale venne descritto da un operatore recuperato come “simile a un calcio nel sedere”. Seguiva una salita verticale a una velocità ridotta, fino a circa 30 metri, poi era possibile stabilizzarsi con la scia dell’aereo. All’operatore veniva detto di estendere braccia e gambe per non ruotare su se stesso mentre veniva issato a bordo. L’intera operazione richiedeva circa sei minuti. Il sistema Skyhook venne impiegato con successo in diverse missioni condotte dalla CIA, la più nota delle quali è l’Operazione Coldfeet.
Una missione segreta nell’Artico
Durante la Guerra fredda, gli Stati Uniti e il Blocco Orientale erano impegnati in una competizione a 360° che comprendeva – per molteplici ragioni che sono estremamente attuali – la conquista dell’Artico per obiettivi scientifici e militari, oltre che economici. Per questo, nel 1962, la CIA si trovò nella condizione di dover prelevare due agenti americani dalla stazione di deriva sovietica NP-8, abbandonata il 19 marzo 1962, dopo averla ispezionata. Due agenti si paracadutarono sulla stazione NP-8 il 28 maggio 1962. Dopo 72 ore trascorse sul posto, il 1° giugno 1962 fu effettuato il recupero sia delle attrezzature sovietiche sia dei due uomini. La missione fornì informazioni sulle attività di ricerca artica dell’Unione Sovietica, inclusi dati su ricerche avanzate riguardanti sistemi acustici per il rilevamento di sottomarini sotto la banchisa e tentativi di sviluppare tecniche di guerra antisommergibile in ambiente artico.
Secondo le informazioni disponibili, nel luglio 1967 operatori delle forze speciali del MACV-SOG vennero recuperati da un MC-130E tramite il sistema Fulton Skyhook mentre operavano in Vietnam. Ma molti potrebbero essere i casi di recupero non registrati o divulgati.
La crescente disponibilità di elicotteri a lungo raggio, ulteriormente estendibile attraverso il rifornimento, ha ridotto l’impiego di questo sistema. Nel settembre 1996, l’Air Force Special Operations Command ha cessato di mantenere la capacità operativa di questo sistema. È interessante notare come nel film di James Bond sia stato impiegato un B-17 modificato con una vita operativa particolarmente interessante: l’esemplare, superstite della “Black Bat Squadron” – un’unità segreta di Taiwan dedita allo spionaggio –, aveva effettuato missioni di intelligence top-secret addentrandosi nello spazio aereo della Cina continentale per tutti gli anni ’50, per poi finire nelle mani di “Skunk Works”, dove le puzzole beffarde della divisione di ricerca e sviluppo della Lockheed lo dotarono di un sistema Fulton Skyhook affinché venisse impiegato nell’Artico proprio nell’Operazione Coldfeet.