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Storie

Attraversa l’Atlantico in kayak a 70 anni: l’impresa di Aleksander Doba

Nel 2017 Aleksander Doba tocca terra in Francia dopo 110 giorni in solitaria: è stata la sua terza traversata oceanica, un record che nessuno prima di lui aveva mai eguagliato

Special ones kayak

Aleksander Doba tocca terra a Le Conquet, in Bretagna, il 3 settembre 2017, dopo centodieci giorni trascorsi da solo in mezzo all’oceano. Alle spalle si lascia quattromila miglia d’acqua atlantica, percorse remando su un kayak di sette metri costruito apposta per resistere alle onde più ostili. Ha settant’anni compiuti da pochi mesi: il record - per la precisione - recita settanta anni e duecentoquarantanove giorni al momento della partenza, il 16 maggio, da Barnegat Bay, nel New Jersey. Nessuno, prima di lui, ha attraversato l’oceano in kayak a quell’età, e nessuno lo ha fatto tre volte.

Il viaggio si rivela tutt’altro che lineare. Quattro tempeste lo scuotono senza tregua, il timone si spezza e viene riparato in mare aperto grazie all’aiuto fortuito di un’imbarcazione incrociata lungo la rotta. Il fisico, già asciutto, perde altri dieci chili perché, per andare avanti, l’unica spinta è quella della fatica, delle remate vigorose da distribuire lungo tutto il giorno. Doba potrebbe concludere l’impresa alle Isole Scilly, a poche centinaia di metri dalle coste britanniche, dove approda dopo cento giorni di navigazione solitaria. Preferisce però mantenere la parola data a se stesso: raggiungere il continente. Attraversa così anche la Manica, una delle rotte marittime più trafficate al mondo, prima di posare i piedi sulla terraferma francese.

Chi è, dunque, l’uomo che il pubblico internazionale conosce come “Olek”? Nato a Swarzędz, in Polonia, nel settembre 1946, Doba si forma come ingegnere al Politecnico di Poznań e per buona parte della vita conduce un’esistenza professionale distante dalle imprese estreme. Scopre il kayak relativamente tardi, a trentaquattro anni, durante una gita organizzata dall’azienda per cui lavora. Da quel momento la disciplina diventa una vocazione crescente: circumnaviga il lago Bajkal, doppia la costa del Baltico, e nel 2003 conquista il titolo nazionale polacco di kayak slalom in acque bianche, categoria “open”, a cinquantasette anni suonati. Lo difende l’anno seguente.

La preparazione alle traversate oceaniche segue una logica quasi ossessiva di gradualità: prima i fiumi, poi i mari interni, infine l’oceano aperto. Ogni spedizione affina l’equipaggiamento, la resistenza fisica, la capacità di reggere mesi di isolamento nutrendosi quasi solamente di cibi liofilizzati. Non è la prima traversata di Doba, tutt’altro: nel 2010 collega Dakar, in Senegal, ad Acaraú, in Brasile, in novantanove giorni, diventando il primo uomo a compiere una traversata atlantica in solitaria su kayak. Tre anni più tardi ripete l’impresa lungo una rotta ancora più estesa, da Lisbona alla Florida, in un viaggio che si protrae per mesi e che gli vale, nel 2015, il titolo di Adventurer of the Year assegnato dal National Geographic.

La spedizione del 2017 arriva dopo un primo tentativo fallito l’anno precedente: nel maggio 2016 Doba parte da New York sotto gli occhi di una troupe al seguito, ma le onde danneggiano l’elettronica di bordo e lo costringono a un rientro forzato dopo pochi giorni. Il 2017 diventa così, nelle sue stesse parole raccolte da chi lo segue, un viaggio di rivincita.

Morirà pochi anni dopo, nel 2021, sulla vetta del Kilimangiaro: un’altra impresa, coerente con una vita spesa a misurarsi con i limiti fisici della vecchiaia, rifiutandone il verdetto. “Il novantacinque per cento delle persone muore nel sonno”, amava ripetere. Lui ha scelto di farlo su una cima.

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