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Lo stadio dalle mille luci dove il calcio è leggenda

Fu costruito a proprie spese nel 1926 dal presidente del Milan Piero Pirelli ma nel dopoguerra diventò anche la casa dell’Inter. Nel 1980 prese il nome Meazza. I grandi concerti e poi le Olimpiadi

Rifare il Meazza? No ai Campionati in trasferta

«Domani si inaugurerà il nuovo Campo Sportivo del Foot-ball Milano a San Siro. All’inaugurazione che avrà luogo alle ore 15.45 si prevede immenso concorso di pubblico. Firmato il Questore di Milano Torsello». Diramata il 18 settembre 1926, la lettera-circolare recapitata a Prefettura e commissariati dell’epoca, certifica la data ufficiale della nascita del vecchio San Siro che domani compirà i suoi primi e ultimi cento anni di vita. Ultimi perché, a pochi metri di distanza, sta per nascere il recinto che darà vita al nuovo stadio milanese costruito da privati, proprio come l’attuale, eretto per volontà esclusiva del presidente del Milan dell’epoca Piero Pirelli e per questo motivo considerato dai tifosi del club rossonero la loro casa a tal punto da non chiamarlo mai «Peppino Meazza» come venne successivamente ribattezzato a seguito della morte del campionissimo del calcio milanese e italiano, due volte campione del mondo (1934 e 1938), neroazzurro di fede e di carriera gloriosa. Già allora l’unico anello di San Siro, il primo, che oggi contiene tutta la zona dell’accoglienza per i vip nei pressi della tribuna d’onore, riuscì a raggiungere la bellezza di 35 mila posti, una sorta di record. Costruito a tappe, il secondo anello vide la luce nel 1955 e anche qui la decisione di procedere al supplemento in altezza fu presa per via delle richieste di biglietti dei tifosi milanisti il cui numero era cresciuto a dismisura dopo l’arrivo a Milano del famoso trio svedese Gre-No-Li capace di procurare qualche scudetto in più del previsto al blasone.

L’ultimo nato, il terzo anello, è opera molto più recente, fissata nell’estate del 1990 e dell’organizzazione del mondiale di calcio italiano: anche qui, nonostante fosse diventato lo stadio condiviso tra Inter e Milan, fu il presidente rossonero Silvio Berlusconi a regalare il progetto (firmato dagli architetti Giancarlo Ragazzi ed Enrico Hoffer e dall’ingegnere Leo Finzi) poggiato sulle 11 torri cilindriche che circondano lo stadio sui tre lati e che divennero poi uno dei simboli più ammirati di Milano. Dai 35 mila del primo giorno, la capienza è più che raddoppiata sfiorando gli attuali ottantacinquemila. San Siro non è stato soltanto uno stadio fatto apposta per il calcio.

È anche diventato un museo a cielo aperto. Perché, all’ingresso principale, su una delle rampe che sovrastano il passaggio per le tribune, sono affisse le targhe che ricordano i trionfi europei e mondiali dei due club milanesi, dalla coppa dei Campioni del 1963 vinta a Wembley dal Milan di Rivera all’Inter di Mourinho, campione d’Europa a Madrid nel 2010. È vero: ha ospitato 4 finali di coppa dei Campioni e Champions league, ultima della quale, il derby spagnolo tra l’Atletico e il Real Madrid vinto da quest’ultimo ai rigori, ha avuto l’onore di dare il via al mondiale italiano del 1990 con la sfida tra l’Argentina di Diego Armando Maradona (campione in carica) e il Camerum prima di consegnare al mondo intero la suggestiva cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici invernali 2026 avvenuti il 6 febbraio di quest’anno. La registrazione della scena dell’arrivo del presidente Mattarella, a bordo di un tram fermatosi poi nel piazzale, in compagnia di Valentino Rossi e l’accensione della fiaccola portata a quattro mani da Franco Baresi e Beppe Bergomi, simboli della Milano calcistica, sono rimaste le immagini iconiche dell’evento.

Appena il calcio andava in vacanza poi, l’immenso catino diventava una spettacolare arena musicale. E sul palco poggiato sull’erba sacra sono sfilati i fuoriclasse di ogni epoca, da Bob Marley (27 giugno 1980 la data tatuata per assistere all’esibizione del re del reggae) a Bruce Springsteen, da David Bowie a Michael Jackson, da Madonna a Taylor Swift senza trascurare i concerti italianissimi di Vasco Rossi: da Scala del calcio a Scala del rock il passo è stato brevissimo. Cento anni sono tanti da sopportare, specie quando per via dei tifosi che saltellano si avverte il dondolio del secondo anello, arrancando dunque faticosamente per inseguire la concorrenza degli stadi più moderni costruite in Inghilterra e in Germania, in Spagna, assett di grande valore economico: di qui la spinta a costruire un nuovo impianto che, assicurano, sarà un capolavoro di modernità e di efficienza e avrà un costo di circa 2 miliardi.

Bisognerà arrendersi al nuovo che avanza. Eppure rimarrà intatta la nostalgia canaglia di una generazione che in quello stadio ha pianto e gioito, ha sofferto sconfitte e festeggiato successi, ha cantato e ballato e l’ha considerato, cambiando vestito e colori una settimana dopo l’altra, casa propria.

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