Al Sud il Pdl basta. Ma non diventi partito degli sprechi

Il «partito del Sud» ha assunto le caratteristiche d’un tormentone estivo. Non credo che l’abbiano inventato i giornalisti; che hanno tante colpe, ma ai quali vengono addossate anche colpe che non hanno. Ha tutta l’aria, invece, d’essere stato concepito da fervide fantasie di Palazzo come uno di quei grimaldelli che aprono le porte del consenso e del potere. Agli interrogativi sulla necessità o almeno sull’utilità d’un «partito del Sud» Silvio Berlusconi ha risposto, alla sua maniera tranchante, affermando che un «partito del Sud» c’è già: ed è il suo, il Pdl.

Il verdetto del Cavaliere, incontestabile stando ai risultati elettorali, può essere ritenuto, secondo i punti di vista, rassicurante o inquietante. Esige dunque, a mio avviso, qualche precisazione. Se Berlusconi, rivendicando al Pdl la leadership del Sud, voleva interpretare le attese e le speranze d’un meridionalismo virtuoso, efficiente, moderno, credo che nessuno, nemmeno tra i «padani» più ottusi, voglia dargli torto. Magari quel sogno si avverasse. L’Italia compirebbe un salto di qualità epocale. Il pericolo è che il patronato berlusconiano sul Mezzogiorno sia interpretato in tutt’altro modo, efinisca per diventare tutt’altra cosa. Il pericolo è che la gente del Sud, e ancor più la Nomenklatura del Sud, chiedano al Cavaliere, nel momento stesso in cui si pone alla loro testa, di essere diverso da come è al Nord. Ossia d’accettare i vezzi, le dilapidazioni, gli scandali che hanno caratterizzato il Sud per mano di uomini del Sud.

Finché Berlusconi promette - con la ferma intenzione di mantenere - infrastrutture adeguate e incentivi mirati non c’è contraddizione nel suo modo di governare le due Italie. Ma da molti, da troppi, gli si chiede altro. Gli si chiede la prosecuzione di criteri clientelari e assistenziali per alleviare, senza sanarle, le difficoltà sociali; gli si chiede di non intervenire né sulla scuola né sull’amministrazione anche se risulta con lampante evidenza che i professori meridionali elargiscono agli studenti immeritate certificazioni d’eccellenza, anche se gli uffici del Sud sono a organico completo o strabocchevole mentre al Nord manca il personale. Giusto capire il Sud. A patto che il Sud cerchi di capire la storia d’Italia, e l’avvenire d’Italia. Non condivido, anzi deploro le pulsioni secessioniste della Lega. Ma una maggioranza indulgente verso una mentalità deprecabile e verso vizi antichi potrebbe autoqualificarsi come «partito del Sud» nella peggiore accezione del termine.

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