C’è una partita lombarda che si gioca insieme alle politiche di oggi e domani ed è la scelta di chi sarà candidato a guidare la Regione. La Lega ha già rivendicato il successore di Roberto Formigoni, ma quel che accadrà è tutt’altro che deciso. Il governatore ha ripetuto più volte di essere disponibile ad andare a Roma a patto di avere un ruolo di sostanza e ancora adesso ripete che userà il weekend, le proiezioni e i risultati per riflettere. «Mi pongo due obiettivi - il pensiero di Formigoni -: garantire che l’esperienza della Lombardia vada avanti, che ci sia la conferma di questa volontà e di questo metodo. Contemporaneamente il nostro desiderio è portare la Lombardia in Italia. Vedremo quale è il luogo migliore per realizzare entrambe le condizioni. È una decisione ancora non presa».
Si parla però già di primarie per scegliere il successore. L’idea è stata lanciata da Ignazio La Russa e non dispiace neanche a Formigoni, che lo ripete ai suoi: «Le primarie sono un’idea possibile, utile, molto bella. Adesso arriviamo sereni a vincere queste elezioni, non creiamo divisioni, poi ci sarà tempo per parlarne. Certamente sarebbe un passo importante». Formalmente il presidente della Regione non esclude di restare: «In senso stretto potrei correre anche per un terzo mandato, anche se Berlusconi mi ha invitato a capeggiare la lista al Senato e abbiamo parlato di un mio posto di responsabilità». La Russa nel contesto del Popolo della libertà ha qualche chance in più che da semplice candidato di An. «Una candidatura legittima - l’ha definita Formigoni - ma si deciderà tutti insieme e con Berlusconi».
Il Carroccio è pronto a partire alla rincorsa. Umberto Bossi anche nel giorno del comizio conclusivo ha insistito nello spingere un leghista alla guida della Regione: «Senza la Lega non si governa. La gente in Lombardia sostiene chi vuole il federalismo ed è per questo che in Lombardia andrà un leghista. In qualsiasi modo la Lombardia va a un leghista». Secondo Bossi, le primarie sono «un’idea di chi non ha i voti» ma neppure il leader del Carroccio le esclude. Il nome più gettonato è l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ma restano le opzioni Roberto Maroni e Rosy Mauro. Molto dipende da quale sarà il risultato elettorale della Lega in Lombardia, da quanto i senatori lumbard saranno determinanti per garantire la governabilità e da quali scenari nazionali si apriranno nel caso l’assegnazione dei seggi di palazzo Madama apra la strada a rimescolamenti nelle coalizioni.
Forza Italia si aspetta un risultato particolarmente buono del Pdl in Lombardia. Formigoni dice da un po’ che si attende più del 40 per cento dei voti e nella sua campagna elettorale ha molto insistito sui temi della cosiddetta questione settentrionale, con lo slogan «più Lombardia fa bene all’Italia» e la convinzione ribadita che «non c’è nessuno che ama il Nord più di noi». Il governatore ha molto insistito su Malpensa, sulle infrastrutture, sul federalismo fiscale e differenziato. È il «modello lombardo», proposto uno Stato che costi meno, abbassi la pressione fiscale e dia più libertà di scelta, come nella sanità e nella scuola.
Per il suo "erede" Formigoni benedice le primarie Pdl
La Lega rivendica il Pirellone ma An e il governatore frenano. Il presidente si attene oltre il 40% dei voti per il centrodestra in Lombardia
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.