Il tailleur della Curiel è un moderno ’700

Anna Maria Greco

da Roma

Roma è troppo «curiale», meglio che diventi «curiele». Con questo gioco di vocale la stilista milanese Raffaella Curiel propone nella capitale la sua collezione primavera-estate, dedicata al modo tutto particolare con il quale la capitale ha filtrato lo stile del ’700 francese. Tra musiche di Mozart e clienti-vip che s’improvvisano modelle, è lei a chiudere le sfilate di AltaRoma, insieme a Renato Balestra che in serata mostra i suoi modelli in cui trionfano fiori e righe. La Curiel, che rientra nella città dei Papi dopo una polemica assenza, lo fa con solennità ma anche rendendo improvvisamente attuale attraverso i suoi abiti un termine desueto, leggiadria.
Nella Protomoteca in Campidoglio, la stilista riceve dal vicesindaco Maria Pia Garavaglia una targa alla carriera, circondata dalla figlia Gigliola, suo braccio destro e dalle due nipotine. «È un grazie - dice la Garavaglia a nome di Walter Ventroni che si trova a Parigi - che il Comune vuole offrire a Raffaella Curiel. Il fatto che sia tornata a sfilare a Roma è sintomo dello sforzo di una città che vuole raccontare la sua bellezza e i suoi tesori anche attraverso la moda. La moda aiuta Roma e il Campidoglio vuole onorare le persone che si mettono al servizio della città». Lei è un po’ emozionata quando risponde: «Questo è il più bel regalo che ho ricevuto in 45 anni di lavoro».
Famosa per i suoi «curiellini», la stilista parte dal prototipo di tailleur, nato proprio nel ’700 come evoluzione della redingote maschile. Stringe e arrotonda le spalle, avvita le giacche davanti lasciandole morbide dietro, fa svolazzare libere le gonne che, a volte, si staccano come un raffinato grembiule a fiori dal secondo strato più dritto e corposo. Un tripudio di raffinatezza fiorata, intellettuale rielaborazione del passato e attualità di casta. In prima fila, ecco le signore dei salotti e nei palazzi romani, da Maddalena Letta a Lella Bertinotti, da Maria Angiolillo ad Assunta Almirante, da Donatella Dini a Carla Fracci, da Rossella Falk a Marta Marzotto e Marisela Federici. I principi Sforza e Pia Ruspoli si commuovono quando sfila la figlia Giacinta, in abito bianco da debuttante.
Altro parterre du roi attorno alla passerella luminescente di Renato Balestra. Gli abiti sono un’esplosione di flash, come foto in bianco e nero. Quando entra il colore è rosso, violetto, verde, lilla e, come sempre, blu-Balestra. I fiori e le righe: questa è la tendenza della prossima stagione e il sarto lo conferma. Vite sottili, aperture a corolla, pieghe sbarazzine e linee sexy, per 80 modelli da portare tra yacht di lusso e grand hotel di Montecarlo. L’abito da sposa è incantevole come la diciottenne Vanessa Hessler che lo indossa, con piccole lingue effetto lucido-opaco, che si allargano sinuose sotto i fianchi per creare l’effetto sirena.
I colori delle dune e del mare di Sabaudia sono quelli dei lucenti costumi, degli svolazzanti parei, ponchos e camicie che Ettore Bilotta ha disegnato per il Comune littorio, che vi imprime il suo stemma come una griffe. E il no alle baby-model lo dice una tredicenne con apparecchio ai denti. Oltre alle creazioni dei giovani dell’Accademia di Costume e moda e di Angela Silva Fontes, si sono viste ieri «Le donne capresi» di Dominì, tra cui Pamela Prati, vestite di blu profondo e rosso-Vesuvio. Oggi, i giovani stilista saranno ricevuti dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo per parlare del futuro delle micro-imprese del fashion.

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