Se lo scopo era dare una scossa al centrodestra, le uscite in successione di Marizio Lupi e Pietro Tatarella (nella foto), con l'endorsement di Antonio Tajani per Carlo Cottarelli si può dire ci siano riuscite.
"Sono consapevole di essere entrato come un elefante in cristalleria e di aver rotto i riti della politica e dei partiti, ma certe cose si fanno con il cuore!". Così Pietro Tatarella, da buon comunicatore quale è, ha dato ieri vita al sequel del lancio della sua candidatura a sindaco. E per chi si fosse già costruito fantapolitici scenari, "resto convinto - assicura - che l'attuale coalizione di centrodestra sia il miglior modo di presentarsi ai milanesi, senza doversi inventare altre alleanze". Il che non significa, conoscendo la sua indole battagliera, che sarà disponibile a soluzioni di compromesso. "Bisogna lavorare, ascoltare la città e scrivere un programma vero, realizzabile e credibile". Non solo. "A servire è una proposta politica e amministrativa che non può nascere solo dalla critica della giunta Sala, ma dall'idea di una città diversa. Alle ultime amministrative ha votato la metà dei milanesi: quello è il campo su cui si deve giocare. Riportare le persone a votare, far capire ai milanesi che il centrodestra ha determinazione per dare una svolta e rispondere ai bisogni reali delle famiglie".
Parole decise, ma pacate che, almeno per il momento, allontano le malizie di chi cominciava a immaginarlo (o cominciava a sperarlo) possibile pedina del generale Vannacci. Almeno per il momento non sarà così e, infatti, parole di miele arrivano dal sindaco Giuseppe Sala. "Per quello che conosco Tatarella e per come l'ho visto operare, certamente è un candidato credibile: gli riconosco una vera passione per la politica. Poi cosa succederà a destra e a sinistra è ancora poco chiaro: mi pare che nel centrodestra in particolare ci sia un affollamento di candidati". Cosa che, di certo, a un tifoso della sinistra come Sala non dispiace, mentre a manifestare tutta la sua irritazione è il colonnello meloniano di FdI Carlo Fidanza: "Lo stillicidio di nomi che si bruciano nell'arco di pochi giorni - ha perso la pazienza ieri parlando con Milano quotidiano - è il modo migliore per lasciare Milano alla sinistra. Ci siamo già passati l'ultima volta ed è bene non ripetere gli errori. A breve tornerà a riunirsi il Tavolo di coalizione e valuterà nomi e opzioni. L'obiettivo è fare presto e bene, stavolta si può vincere". Riferimento a Tatarella, ma anche al segretario di Forza Italia Antonio Tajani che ha sparato il nome dell'economista della Cattolica Carlo Cottarelli eletto nel 2022 in Senato con i Dem. Una figura di civico che piace al coordinatore regionale azzurro Alessandro Sorte perché allargherebbe la coalizione all'Azione di Carlo Calendae e coinvolgerebbe Letizia Moratti della quale in troppi continuano a sottovalutare il ruolo da protagonista in questa caccia al giusto identikit. "Su Milano non rispondo", ha detto ieri Cottarelli. Non confermando, ma neppure negando la sua discesa nel campo del centrodestra.
Una tenzone dalla quale esce la professoressa Marta Marsilio, la cui candidatura veniva attribuita a Matteo Salvini. "Ringrazio chi ha pensato al mio nome, Milano è una città che amo e sarò sempre disponibile a dare il mio piccolo contributo per il suo sviluppo e per il bene comune, ma al momento i miei ruoli di presidente dell'Istituto Besta e di professoressa dell'Università degli Studi sono la mia priorità e continueranno ad esserlo per il prossimo futuro". Sempre in casa Lega a precisa domanda su Tatarella è il governatore Attilio Fontana a dettare la linea. "Non entro nel merito dei singoli nomi, ci sarà un approfondimento.
L'importante è che si scelga un candidato bravo, capace e che possa intercettare il malessere che serpeggia in questa città e che si può concretizzare in un cambio di rotta e in un nuovo modo di interpretare il futuro di Milano". I nomi? "La Lega ha fatto delle primarie da cui sono usciti Matteo Salvini e l'europarlamentare Silvia Sardone. Chi farà le scelte, dovrà tenerne conto".