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Teatro

“Faccio ridere guardando le stelle. Ecco la mia satira sugli oroscopi”

Lo show di un’ora e mezza questa sera al Castello Sforzesco nell’ambito del Festival della Bellezza. Il tema è “Il Simbolismo”, prima dell’attrice Arianna Porcelli Safonov ci sarà l’intervento del filosofo Massimo Cacciari su metafora e logos

Chi è Laureata in Filosofia, Arianna Porcelli Safonov ha organizzato eventi prima di dedicarsi alla scrittura

Siamo nel pieno del Festival della Bellezza al Castello Sforzesco. Il tema affidato ai vari autori che si sono alternati sui palchi, non solo a Milano, è il Simbolico. Questa sera dopo Massimo Cacciari (ore 20), alle 22 tocca a lei, Arianna Porcelli Safonov, in scena con il nuovo spettacolo «Le 12 costernazioni, segni zodicali nemici delle persone» che ha appena debuttato a Roma. Arianna incanta. Non solo per la presenza e l’umorismo sottile ma perché, fra una risata e un sorriso, ci regala parecchie riflessioni.

Perché costernazioni?

«Le costellazioni sono costernate, in imbarazzo per gli influssi che hanno su di noi e per i risultati che hanno portato. È uno spettacolo divertente ma anche un po’ didattico, ho raccolto la sfida di declinare il simbolico in chiave umoristica».

Cosa c’è di didattico?

«Entro nella storia dello zodiaco, un percorso antropologico che farà sorridere per come è cambiata la figura dell’astrologo, quando eravamo bambini e li guardavamo in televisione erano cattivi e impietosi, trattavano male chi telefonava, oggi sono molto più democristiani ma spesso ci deludono».

Perché non garantiscono salute, amore e denaro?

«Già, in fondo cerchiamo sempre una pacca sulla spalla, qualcuno che ci dica che andrà tutto bene anche se sappiamo che non è così. C’è il sorridere a questo mondo antichissimo e ricco di inganno. Tolomeo nel suo primo libro mette in guardia dagli astrologi fuffa e stupisce che sia stato lui il primo a farlo».

Consultare l’oroscopo è un’abitudine umana...

«Quanto ci influenza nelle relazioni conoscere il segno zodiacale degli altri? Quanto ci condiziona il saperlo? È paradossale ritrovarci a fare l’occhiolino a questo tipo di esoterismo in un’epoca in cui si è tutti ipertenologici».

Forse il bisogno di credere in qualcosa?

«Sì, ne parlo anche nel prossimo spettacolo, Tecnocatechismo Nuovi patternes ritmici in aiuto alla spiritualità occidentale il 28 settembre al teatro Romano di Verona: abbiamo bisogno di qualcuno che ci giustifichi o a cui dar la colpa. Quest’estate sentivo spesso dare la colpa alla luna: È in Giove ecco perché sono stanca. Con tutte quelle lune eravamo impazziti, non si è capito se per il vero influsso o per il condizionamento».

La luna però ci influenza?

«Eccome, se influenza le maree. Mi viene da dire: è il momento che smetta. Quanto a noi cerchiamo di somigliare a robot, abbiamo occhi rivolti al cielo e pensieri sottoterra».

Quale bellezza si svela questa sera?

«Mi impegno a dare dignità alla narrativa umoristica che non vince mai premi letterari (sembra che i libri comici valgano meno degli altri), cerco di dimostrare attraverso la grammatica e gli approfondimenti che si può ridere anche in ambito narrativo».

A giudicare dal suo pubblico in crescita ci è riuscita.

«Mi stupisce e mi commuove, credo sia un bel sintomo in un tempo di pessimismo: se al supermercato si trova solo cibo immondizia ci si abitua ma se poi si trova uno scaffale con cibi migliori si fa un salto: c’è che abbiamo fame (non è mio merito)».

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