La guerra arriva a teatro attraverso gli occhi di chi l’ha raccontata sul campo. È il punto di partenza di “Gli occhi della guerra”, spettacolo scritto e interpretato dai giornalisti e reporter Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e in programma al Piccolo Teatro di Milano - Teatro Studio Melato il 26 ottobre alle 20.30. Accanto ai due reporter sarà in scena l’attore Francesco Migliaccio, mentre in ogni città lo spettacolo prevede la partecipazione di un rappresentante del Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa (GSPD). A Milano sarà il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e consigliere del Ministro della Difesa. Attraverso fotografie e filmati, lo spettacolo ripercorre alcuni dei conflitti raccontati negli anni dai due giornalisti, dall’Afghanistan all’assedio di Sarajevo, fino alle guerre contemporanee in Ucraina e Medio Oriente. Il racconto si concentra anche sulle vicende individuali di vittime, soldati e civili, attraverso le quali emerge la dimensione umana dei conflitti.
Gianfranco Paglia e il volto umano del conflitto
Ferito gravemente il 2 luglio 1993 durante la battaglia del Pastificio a Mogadiscio, Paglia porta sul palco una testimonianza personale della guerra, lontana da qualsiasi celebrazione dell’eroismo. La sua esperienza restituisce il conflitto nella sua dimensione più concreta: il dovere, il rischio, la perdita dei compagni e le conseguenze che restano anche quando i combattimenti sono finiti. La guerra non si esaurisce sul campo di battaglia. Continua nella memoria di chi ha perso la vita e nel corpo di chi porta i segni permanenti delle ferite. In questa prospettiva, assumono un peso particolare la solidarietà tra militari, il senso di appartenenza e la responsabilità nei confronti dei compagni e dei civili.
Quarant’anni di reportage tra paura e responsabilità
Per Micalessin e Biloslavo il palcoscenico rappresenta anche l’occasione per ripercorrere una carriera iniziata negli anni Ottanta a Trieste, quando insieme ad Almerigo Grilz fondarono l’Albatross press agency. Da allora hanno seguito numerosi conflitti, imparando sul campo che le guerre non possono essere sempre raccontate attraverso una semplice contrapposizione tra buoni e cattivi. “Dopo 40 anni di conflitti, quando si avvicina l’ora di appendere il giubbotto antiproiettile al chiodo, abbiamo colto con entusiasmo l’invito di Paolo Valerio - direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - di portare a teatro la vita, la morte, la paura, l’adrenalina, il dolore, la speranza, le emozioni di una vita in prima linea”, hanno dichiarato i due autori. Il racconto affronta anche il lato più personale del mestiere; la paura di non tornare a casa, l’apprensione dei familiari e il dubbio su quanto sia giusto continuare a rischiare per un articolo o un servizio televisivo. Una riflessione che passa anche attraverso la memoria di Almerigo Grilz, ucciso in Mozambico il 19 maggio 1987 mentre documentava uno scontro a fuoco tra ribelli e governativi. Fu il primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Gli occhi di chi racconta le guerre
Il titolo dello spettacolo nasce dagli sguardi incontrati dai due reporter durante i loro reportage; quelli di un bambino soldato, di un prigioniero, di un ferito, dei civili costretti a fuggire dalle bombe. Sono immagini e storie che, una volta raccolte, restituiscono la dimensione più ampia di ogni conflitto. “Ma gli occhi della guerra siamo anche noi, giornalisti, fatalmente attratti da conflitti esotici, dimenticati o alle porte di casa”, spiegano Biloslavo e Micalessin. Nel loro percorso rientrano anche le piccole vicende che si intrecciano alla grande storia, come quella di un padre che, durante l’assedio di Sarajevo, rischiava la vita tra granate e cecchini per procurare il latte al figlio neonato. Lo spettacolo affronta inoltre il rapporto tra guerra e informazione, dalle censure alla disinformazione, passando per quei “paraocchi” che possono impedire di comprendere ciò che accade. Per i due reporter, andare sul campo significa provare a raccontare almeno una parte della verità con onestà e correttezza. “In Ucraina, con la guerra nel cuore dell’Europa, vi porteremo da una parte e dall’altra del fronte e nel Medio Oriente in fiamme vi faremo vedere come tutti combattono, senza pietà, uno scontro esistenziale”, spiegano. Il ritorno a casa diventa infine anche un confronto con la fortuna di vivere in un Paese in pace. “Il giubbotto antiproiettile con la scritta Press, oramai diventata un bersaglio, è la nostra seconda pelle - concludono Fausto Biloslavo e Gian Micalessin - ma quando torniamo a casa ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a vivere da 80 anni in pace. Teniamoci stretta questa fortuna che da un momento all’altro rischia di andar perduta”.
Lo spettacolo
“Gli occhi della guerra” è di e con Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, a cura di Monica Codena e Paolo Valerio, con Francesco Migliaccio e immagini a cura di Massimo Cetin. La produzione è del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
