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Teatro

“Quella volta che ho detto no a Ronconi...”

L’attore Gioele Dix si racconta, solo sul palco, nel nuovo spettacolo “Arrivato a questo punto” al Franco Parenti da oggi al 18

«Ci sono momenti in cui ti viene voglia di fare il riassunto delle puntate precedenti» spiega Gioele Dix. La vita in qualche modo è una serie tv con puntate più o meno avvincenti. Tutte le vite poi, a loro modo, sono interessanti. Figuriamoci quella di un attore a tutto tondo (dunque anche comico sopraffino) che attraversa una carriera fatta di teatro e televisione, classici da palcoscenico, monologhi fitti di amore per la letteratura ma anche numeri di cabaret di estrema popolarità in programmi come «Zelig».

Il nuovo spettacolo dell’attore milanese - al debutto al Teatro Franco Parenti da oggi al 18 ottobre - si intitola «Arrivato a questo punto» ma, ci tiene a precisare lui, «è un bilancio provvisorio, non di fine carriera: non sono ancora così decrepito».

È un racconto sul filo della memoria?

«Si parla di una memoria confusa, da scremare per così dire. In scena c’è una stanza vuota, entra un uomo calmo e disorientato che ha perso la memoria, vuole fare il punto ma ricorda solo futilità e storielle, e procede a tentoni. È un racconto ironico, comico e serio su ciò che va ricordato e ciò che va lasciato andare».

La nostalgia è un passaggio obbligato per tutti?

«Senza dubbio, ma in questo caso chiarisco che non si tratta di un racconto generazionale. Non sono un tipo particolarmente nostalgico, ho figli giovani, l’attualità mi arriva addosso ogni giorno».

In questo spettacolo i suoni sono importanti.

«C’è una colonna sonora particolare, fatta di suoni e, naturalmente, musica. La potenza delle canzoni di riportarci a determinati momenti della vita la conosciamo tutti. Ma i rumori, alcuni suoni, non sono da meno. Dopo tanti anni di amicizia sono riuscito a coinvolgere un mago del sonoro come il tedesco Hubert Westkemper, già collaboratore di Luca Ronconi. Lui genera una sorta di madeleine sonore, per citare Proust, che mi riportano al passato».

Cosa affiora nel bilancio del protagonista in scena, così simile a Gioele Dix?

«Ci sono invettive liberatorie, storie di libri prestiti e non restituiti, di automobili che odiano i loro autisti, di epiche brutte figure. Di occasioni colte al volo e appuntamenti mancati».

Un’occasione colta al volo?

«A inizio carriera. Facevo spettacolini nei locali di Milano. Una mia amica mi iscrive a un concorso di comici a Roma, dove nessuno mi conosce. Scendo, faccio il numero dell’automobilista incazzato, che molti conoscono da Zelig. Vinco il concorso, io che odio qualsiasi tipo di gara e di talent. Da lì comincio a lavorare sul serio».

Un appuntamento mancato?

«Epico. Il grande Luca Ronconi mi nota al Teatro Grassi in Edipo.com e mi chiede di lavorare con lui. Sulle ali dell’entusiasmo dico subito di sì. Poi mi rendo conto che nello stesso periodo ho in agenda la mia prima regia. Con la morte nel cuore dico di no a Ronconi».