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Teatro

Torna “Traviata” della Cavani. Violetta alla prova della Scala

Protagonista Nadine Sierra, Alfredo sarà Piero Pretti, sul podio Michele Gamba. Dodici rappresentazioni dal 19 settembre, in quest’edizione è stata presentata per la prima volta 36 anni fa

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Qual è l’opera che, alla Scala, rappresentata per dodici sere, vende i biglietti in un batter di ciglia e va in sold out a prescindere da chi diriga, canti e allestisca lo spettacolo? «La traviata» di Giuseppe Verdi, l’uomo che «diede una voce alle speranze e ai lutti, pianse ed amò per tutti», così D’Annunzio, e continua a riempire i botteghini. Non potrebbe essere altrimenti per il melodramma più rappresentato al mondo. «La traviata» torna alla Scala dal 19 settembre e il copione si ripete: nessun biglietto invenduto, nonostante manchi l’appeal della novità. Anzi, quella che va in scena è una produzione che Milano conosce bene: è stata presentata per la prima volta 36 anni fa, con le scene di Dante Ferretti, tre volte premio Oscar, i costumi di Gabriella Pescucci e la regia di Liliana Cavani.

È «La traviata» che Riccardo Muti volle riportare alla Scala dopo 26 anni in cui nessuno aveva osato riproporre il capolavoro verdiano, le edizioni leggendarie con Luchino Visconti alla regia e Maria Callas protagonista ne fecero un titolo intoccabile. Muti è l’artista che sabato ha fatto riaprire i battenti della villa di Verdi per un concerto, tornando a richiamare l’urgenza del suo restauro, e che allora riportò Traviata alla Scala affidandola a un cast di giovani cantanti, proprio per evitare confronti impossibili con il passato.

Questa volta Violetta Valéry sarà interpretata da Nadine Sierra, in alternanza con Francesca Pia Vitale, tra le artiste più interessanti uscite dal vivaio dell’Accademia scaligera. Alfredo sarà Piero Pretti, in alternanza con Iván Ayón Rivas; Giorgio Germont sarà affidato a Boris Pinkhasovich e Amartuvshin Enkhbat. Sul podio Michele Gamba, che si fece conoscere alla Scala dieci anni fa, con una sostituzione lampo di Michele Mariotti.

Quella in scena dal 19 settembre è la produzione di Traviata di gran lunga più presente nei cartelloni della Scala. Nel 2013, per l’apertura della stagione, venne diretta da Daniele Gatti, ma - ahimé - con la regia di Dmitri Tcherniakov: ricordate Alfredo che prepara la pizza mentre canta «De’ miei bollenti spiriti»? Fu uno dei momenti più surreali di quell’allestimento naufragato tra i buu. Nel 2017 tornò dunque alla versione Cavani, con Anna Netrebko diretta da Nello Santi, e di nuovo nel 2019 con Marina Rebeka, e Myung-Whun Chung sul podio.

E così, archiviata la produzione di concetto firmata Tcherniakov, per quest’autunno la Scala sceglie l’usato sicuro Cavani-Ferretti. È uno scrigno di melodie che tutti conoscono e che molti, prima o poi, si ritrovano a canticchiare: dal «Libiamo ne’ lieti calici» all’«Amami, Alfredo». Quell’«Amami» che riecheggia anche in una delle scene più celebri di «Pretty Woman», quando il bel Edward porta a teatro Vivian, una moderna e californiana Violetta.

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