Era figlio di panettieri veronesi con il sogno del canto; affamato vagò intorno all'Ottagono della Galleria di Milano in cerca di scritture, iniziando come baritono diventato tenore cresimato da Sua Maestà Arturo Toscanini applaudito dallo zar Nicola II e dai paperoni di Wall Street; trionfò in un'epoca di voci leggendarie - Puccini gli affidò la parte di Pinkerton nella caduta e resurrezione di Butterfly - amico-non rivale di Enrico Caruso stimato dai successori-rivali Gigli e Lauri-Volpi; insegnante generoso e talent scout senza pari lancerà, tra gli altri, Maria Callas, nel più rumoroso debutto del dopoguerra: Gioconda all'Arena di Verona; proprietario terriero, scoprì voci anche fra i campi delle sue terre in Aragona (lo sconosciuto contadino Miguel Fleta, futuro primo Calaf in Turandot); imprenditore alberghiero e sovrintendente-direttore artistico del Festival dell'Arena di Verona per tre stagioni prima della morte, dopo esserne stato ideatore e primo Radamès: Verona non ha dimenticato il tenore Giovanni Zenatello (nella foto, 1876-1949), pubblicando il racconto agiografico scritto dalla figlia Nina, corredato da un'introduzione e da note puntuali di Davide Annachini: Grazie Zenatello.
Omaggio al creatore dell'Arena di Verona a 150 anni dalla nascita (disponibile presso l'Arena Shop dell'Arena di Verona, pagg. 192, euro 5), libro che illumina la bella epoca del canto italiano e i suoi leggendari ambasciatori.