Come un tiebreak che non finisce mai. Ciclicamente il dibattito su Jannik Sinner che ha scelto di vivere nel Principato di Monaco si riapre e arruola nuovi censori. Gli ultimi, in ordine di tempo sono, stati pochi giorni fa in uno dei tanti dibattiti estivi Giovanna Botteri e Luca Sommi. «Quanto mi rode che viva là...», l’ha buttata lì la giornalista Rai. «Anche a me e poi mi chiedo: ma guadagni 70 milioni di euro all’anno perché non fai come Alcaraz, che ha mantenuto la sede fiscale in Spagna?», le ha fatto eco il conduttore di Accordi&disaccordi.
A parte il fatto che ognuno decide di andare a vivere dove più gli garba, il retro pensiero è chiaro: ma Sinner perché non paga le tasse in Italia? Che poi non è così vero perché l’azzurro le imposte sui redditi prodotti sul territorio italiano, come i montepremi dei tornei e le proprietà immobiliari, le paga eccome. Resta però il principio, che a molti sfugge, che le tasse non si pagano nel Paese dove si è nati ma nel Paese dove si vive
e di cui si utilizzano i servizi. Ciò detto il discorso che riguarda Sinner è un altro. Ben diverso. Jannik Sinner per l’Italia è una delle grandi «voci» di guadagno, uno dei più importanti produttori di ricchezza che dallo sport si espande all’immagine, al turismo, all’indotto e via elencando. Parlano i numeri che sono quelli dell’ultimo report economico di Susini Group, importante società di consulenza e di analisi dei mercati. Con 41 milioni di euro di guadagni annui nel 2024, l’altoatesino ha innescato una crescita che va ben oltre il tennis, generando un impatto economico complessivo di 8,1 miliardi di euro per il sistema Paese. La sua ascesa coincide con una crescita del mercato tennistico italiano del 900% in vent’anni: dai 17 milioni di euro del 2003 ai 200 milioni superati nel 2024. Non un dettaglio. I tesserati della Federazione italiana tennis, sempre con dati riferiti a due anni fa, hanno raggiunto quota 1.151.769 con un incremento del +266% rispetto al 2020. Gli appassionati di tennis sono cresciuti dell’86% tra il 2016 e
il 2024, toccando i 16,9 milioni di italiani e anche sul il mercato ha risposto con entusiasmo: 8,6 milioni di palline e 200.000 racchette vendute per un valore di 22 milioni di euro.
E poi gli ascolti televisivi. La finale delle Nitto Atp Finals 2025 contro Alcaraz ha sfiorato i 7 milioni di telespettatori, segnando un record storico per il tennis italiano e le entrate fiscali dell’evento (che generano un indotto da oltre mezzo miliardo) sono passate dai 53,8 milioni di cinque anni fa ai 342,6 dello scorso anno mentre gli Internazionali di Roma 2024 hanno prodotto un impatto di 600 milioni di euro e 120 milioni di entrate fiscali. Calcola lo studio Susini che per ogni euro investito nel tennis, attualmente la collettività ne riceve 5,3 di benefici diretti.
Gioco, partita, incontro: il resto sono chiacchiere.
