Venticinque anni (domani), per un compleanno speciale. Il dolore al ginocchio ha almeno regalato a Jannik Sinner una festa in famiglia, che vale certo di più che passare la giornata nel caldo umido di Cincinnati.
Poi però c’è il tennis, e dunque un po’ di preoccupazione: i giorni prossimi diranno. Intanto: un quarto di secolo, ed è già tempo di fare i primi conti di una carriera (si spera) ancora lunga. Il raffronto non può essere che con Djokovic, anche perché - quando qualche giorno è stata fatta a Nole la domanda «tu del 2015 contro Jannik Sinner del 2026 in 100 partite sul cemento. Quante ne vinci?» - la risposta è stata una risata, essendo stato quello il suo anno migliore con 82 match vinti su 88: «Dai amico, conosci la riposta». È quella giusta?
Nel tennis ci si aggrappa ai numeri, anche se mettere
a confronto epoche diverse è arduo. Però il confronto alla stessa età (ovvero il 2012 per il Più Grande) è sorprendente, partendo dagli Slam: 5 titoli a testa con l’aggiunta che a Sinner manca Parigi, com’era ai tempi per Djokovic. Anche negli ATP 500 (7) e nei 250 (6) la coincidenza è perfetta, per cui le uniche differenze riguardano Masters 1000 e ATP Finals, dove i due si compensano: Novak, a 25 anni, aveva già messo in bacheca 11 tornei top, uno in più rispetto ai 10 di Jannik. Che però si prende la rivincita alle Finals, dove ha già vinto 2 edizioni (2024 e 2025) contro l’unico trionfo di allora del serbo (2008). E quindi, tirando una riga, il risultato finale è lo stesso: 30 titoli a testa, fuoriclasse dello stesso stampo insomma.
Quel che conta ora è quel che arriverà dopo. Djokovic ha continuato a vincere per altri 15 anni, arrivando
a 24 Slam e a oltre 100 titoli ATP complessivi, e a 39 anni a Cincinnati lui c’è («e sono al top»). E dunque il prossimo obiettivo di Sinner è quello di conquistare il segreto vincente della stessa longevità. Certo, i contesti storici sono diversi: Djokovic si è affermato contro rivali come Federer e Nadal nel loro momento migliore; Sinner sta invece costruendo una leadership (quasi) solitaria in un circuito vittima dell’iperattività, troppi tornei e troppo lunghi.
Così allora non resta che fare gli auguri a Jannik, che poi magari se dovesse in futuro servire un nuovo supercoach - saprebbe dove rivolgersi. Sarebbe un bel regalo.
