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Cambia il regolamento di Wimbledon: il tennista che gioca con un braccio solo

Nel 1947 l’austriaco Hans Redl riesce a sovvertire le regole, trasformando una mutilazione di guerra nel più commovente atto di coraggio sportivo mai visto sull'erba di Church Road

Cambia il regolamento di Wimbledon: il tennista che gioca con un braccio solo
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Wimbledon, 1947. C'è un uomo di trentatré anni che si presenta al cancello del torneo più importante del mondo con una richiesta che suona quasi come una provocazione: farlo giocare senza il braccio sinistro. Si chiama Hans Redl, è austriaco, e fino a pochi anni prima indossava la divisa di un esercito che l'Inghilterra ha appena sconfitto. Il regolamento, però, non lo prevede. Il servizio, secondo l'articolo 16 dettato dall'ITF nel 1913, si esegue lanciando la palla con la mano libera. Redl una mano libera non ce l'ha più: l'ha lasciata, insieme al braccio, nell'inferno di Stalingrado.

Qui la storia dello sport si intreccia con la grande Storia, e lo fa con una violenza che il tennis raramente conosce. Redl è uno dei protagonisti della squadra austriaca di Coppa Davis che nel 1937 sfida senza fortuna la Germania di von Cramm e Henkel. L'anno dopo l'Austria viene annessa al Reich, e Redl si ritrova a giocare la Davis sotto una bandiera che non è più la sua. Pochi mesi più tardi, il campo si trasforma in trincea. Il conte Baworowski, suo ex compagno di squadra, muore in Russia nel gennaio del '43 dopo aver rifiutato di abbandonare i suoi uomini. Stessa fine per gli altri suoi compagni dell’epoca. Georg von Metaxa cade a Duren nel '44. Henner Henkel non torna da Stalingrado. E lì, nella stessa carneficina, Redl perde il braccio sinistro fino al gomito. Ma non la vita. E non la voglia di tornare a impugnare una racchetta.

Ci riesce, contro ogni logica. Nel giro di un paio d'anni torna a livelli sorprendenti, al punto da bussare alle porte di Wimbledon. L'ITF, di fronte alla sua richiesta, fa qualcosa che allora non ha precedenti: modifica il regolamento. Aggiunge un comma all'articolo 16 che stabilisce, semplice e definitivo, che il giocatore con un solo braccio può usare la racchetta stessa per lanciare la palla in aria prima del servizio. Un ex soldato di un esercito nemico entra così, di diritto, nel torneo più prestigioso del pianeta, e lo fa a due anni appena dalla fine della guerra, in un'Inghilterra che ancora conta le sue ferite.

E qui Redl scrive la pagina più luminosa e più dimenticata della sua storia sportiva. Al primo turno passa, al secondo pure, al terzo ancora: tre vittorie che nessun osservatore avrebbe vaticinato per un uomo costretto a reinventare da zero il gesto tecnico più automatico del tennis. Si arrende solo agli ottavi di finale, contro Bob Falkenbourg, il californiano che quell'anno alzerà il trofeo battendo in finale Drobny al quinto set dopo aver salvato match point su match point. Nessuno, prima o dopo di lui, riuscirà a spingersi così avanti a Wimbledon giocando con un solo braccio: un record che resiste ancora oggi, intatto.

Redl torna al torneo per altre nove edizioni consecutive senza ripetere quel risultato in singolare, ma nel 1953, in doppio, insieme ad Alfred Huber, arriva fino ai quarti di finale, fermato solo da una delle coppie più forti della storia del tennis, Rosewall-Hoad. Gioca la Coppa Davis austriaca fino al 1955, poi appende la racchetta al chiodo e presiede per anni la federazione tennistica del suo paese, trasformando la propria storia personale in un impegno istituzionale per lo sport. Muore a Vienna nel 1976, a sessantadue anni, lasciando dietro di sé un aneddoto che il tennis moderno fatica quasi a credere vero.

La sua vicenda, settant'anni dopo, trova un'eco che sfiora la coincidenza. Nel 2017 il neozelandese Alex Hunt, che gioca con una protesi per la stessa mancanza - il braccio sinistro - diventa il primo tennista con disabilità fisica a conquistare un punto nel circuito ATP.

Il cerchio, in qualche modo, si chiude. O forse, semplicemente, prosegue: perché ogni volta che un corpo mutilato trova il modo di tornare in campo, la storia di Hans Redl smette di essere solo un ricordo e torna a essere una lezione.

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