L’immagine arrivata l’altra sera da Vienna ha acceso l’alert: Cobolli piange per il malanno che lo costringe al ritiro e Berrettini, suo amico e avversario, che gli si siede a fianco per confortarlo con la sua presenza. Come farebbe un vero capitano. E questo è il punto. Stiamo pensando alla Davis, ovviamente. Alle Finali di Bologna che per il momentovedono Matteo fuori dai convocati. Come già scritto c’è un perché ufficiale («ho seguito l’attuale ranking» ha detto Volandri chiamando per i singolari Flavio, Musetti e Darderi), ma ha soprattutto un fattore umano. Siamo nel pieno di una crisi, che per un verso deve restare privata: se qualcuno vuol sapere cosa sia successo tra Musetti e Berrettini, si nutra del gossip di web e social. Restandone invece fuori, la situazione si fa però tennisticamente difficile: se Cobolli davvero non ce la facesse per infortunio, davvero si può lasciar fuori il giocatore più maturo dalla lista azzurra? È questa insomma la patata bollente in mano al capitano, quello non giocatore.
Flavio per ora stempera: «Non erano lacrime di dolore, era emozione, un po’ di stress, delusione». E ieri in serata ha aggiunto: «Ho un piccolo risentimento, ma farò di tutto per giocare a Parigi». Ovvero al Mille che potrebbe aprirgli definitivamente le porte delle Atp Finals di Torino (al via il 15 novembre). Ma detto che contro Berrettini si era presentato con la coscia fasciata, sarebbe poi la settimana seguente in grado di scendere in campo con la Nazionale? Il muro di Matteo - che ha evitato l’incrocio ai quarti di Vienna con l’ex amico (Lorenzo ha perso da Fury) - per il momento pare insormontabile. Ci vorrà dunque diplomazia per riavere il capitano giocatore in squadra, e chissà che Sinner – che si prepara al rientro di fine anno a Monte Carlo dove ha incontrato Magnus Norman, suo prossimo super coach (annuncio a breve) - con la sua saggezza possa provare a fare da paciere.
