Se Tokyo e Pechino potevano essere una coincidenza, Shanghai è il secondo indizio che fa una prova: l’Italia è in difficoltà. Cobolli saluta il 1000 cinese sconfitto in tre set da Mannarino, Berrettini cede il passo a Nakashima e Musetti completa la giornataccia perdendo dal padrone di casa Zhou, numero 277 del mondo. Dopo Wimbledon, la Bella Italia si è persa per strada. E fa balenare in testa il pensiero che l’assenza di un parafulmine come Sinner abbia caricato sulle spalle dei connazionali un peso difficile da sorreggere. In molti casi l’infortunio del fuoriclasse rappresenta per gli altri l’opportunità di spiccare il volo. Questa volta, però, l’effetto sorbito sembra opposto. Flavio, autore di un’annata superlativa fino a Londra, ha superato il primo turno in due occasioni su sei, ma ciò non può giustificare le minacce inviate a papà Stefano («A tuo figlio deve venire il cancro, deve morire») dal profilo Instagram di una ragazza apparentemente 19enne. Berrettini, anche lui vittima di messaggi minatori da parte di tifosi (o più probabilmente scommettitori accaniti) come denunciato di recente, non è riuscito ad aggiudicarsi più di due match nello stesso torneo. Musetti è rientrato dall’infortunio e non ha mai ritrovato brillantezza.
Un momento negativo che non vivevamo da tempo, forse dal 2017. Perché dal 2018, con quella semifinale di Cecchinato al Roland Garros, l’italtennis cominciava un’ascesa che non si è mai fermata. La vittoria a Montecarlo di Fognini, la finale a Wimbledon di Matteo, i 5 slam di Sinner, l’ultimo atto a Parigi di Cobolli, le due semifinali major di Musetti e quella di Arnaldi. E, dulcis in fundo, il triplo successo consecutivo in Coppa Davis. A inizio stagione il poker sembrava decisamente alla portata. Poi però i conti si fanno sul campo e quello dice che a un mese e scampoli dalle Finale Eight di Bologna, l’Italia vive un momento complicato. Volandri avrà l’arduo compito di capire chi in questo ultimo rush finale potrebbe trovare quelle energie che solo il tricolore sul petto è in grado di dare. Cobolli non si tocca, Darderi meriterebbe l’esordio ma questo significherebbe rinunciare a uno tra Musetti e Berrettini. Molti dubbi e una sola certezza: se lo spartito non cambia, la quarta sinfonia in fila rischia seriamente di rimanere soltanto un desiderio incompiuto.
