«Qui sono tutti pazzi», parole e musica di Daniil Medvedev, e non è che abbia tutti i torti. Per esempio: come si fa a definire il torneo di Flavio Cobolli se non un po’ folle? Vittoria in rimonta in cinque set al primo turno, vittoria in quattro sempre in rimonta al secondo, e poi il blackout dopo aver vinto il primo set contro Blockx: nove game di fila e un crollo condito dai due break presi al quarto set. Finisce 6-7, 6-3, 6-0, 6-3 per il 21enne belga che, in un video di presentazione del match, aveva detto di non sentirsi più un Next Gen. Si è visto purtroppo, soprattutto per come è stato micidiale in battuta (è stata la serata più pazza della mia carriera, a proposito), e la domanda allora è quando invece Cobolli comincerà a sentirsi il giocatore che è, ovvero un Top 10. Troppi alti e bassi per essere il numero 6 del mondo, ma soprattutto troppi momenti in cui consegna la partita all’avversario. D’altronde Flavio ha dichiarato sono un po’ matto, ma puro: si potrebbe dire in purezza.
L’Italia allora si è aggrappata a Luciano Darderi, l’azzurro argentino rimasto superstite di tutto il gruppo, ed anche questa dopo tanti anni di successi - sembra una roba da matti. Ma tornando alle parole di Medvedev, ormai non c’è più da sorprendersi di nulla: Il nostro sport è molto tecnico, mentale e fisico: quindi se hai un leggero dolore al polpaccio, magari il tuo servizio ne risentirà un po’, ti sentirai un po’ peggio mentalmente e forse perderai una partita quando sei sul 5-4, 40-0. E’ proprio questo che fa impazzire: alcuni sono più riservati ma dentro di loro sono un fuoco, ognuno a un livello diverso. La storia insegna perfino uno come Federer da giovane andava fuori di testa prima di cominciare a tenersi tutto dentro, e poi vogliamo mettere le routine pre servizio di Nadal e Djokovic che abbraccia gli alberi? Però Flavio: va bene essere matti, ma loro poi certe partite le vincevano.
