Il tennis nuoce gravemente alla salute, dovrebbe essere il contrario. Vero che l’attività di alto livello è un’altra cosa, ma non si è mai vista una serie così lunga di infortuni, malesseri e accidenti vari nel circuito. Eppure: gli atleti protestano ma poi vanno in campo per non perdere lauti (o anche meno) guadagni; gli organizzatori impilano dollaroni; l’Atp, dopo aver allungato i Mille, riempie sempre di più il calendario (arriverà pure quello in Arabia). Così soffrono gli Slam e al prossimo UsOpen gli assenti potrebbero essere più dei presenti, contando dall’alto della classifica. Il bollettino reduci e combattenti è quotidiano: l’ultimo riguarda Novak Djokovic, arrivato baldanzoso a Cincinnati («negli ultimi due anni non sono mai stato così bene») e afflosciatosi al caldo umido dell’Ohio già al primo turno. Ha perso contro l’argentino Tirante in preda a conati di vomito e con il pronto soccorso medico a gestire il suo malessere. «Ho un problema importante da qualche anno si è poi giustificato -: con queste temperature e l’umidità soffocante non reggo più». C’erano, in campo, 35 gradi, con l’igrometro che ha toccato il 96%. Però s’è giocato, perché business in business.
Cincinnati, dove un anno fa accadde più o meno la stessa cosa a Sinner, ritiratosi nella finale contro Alcaraz (messa di lunedì, perché ormai non c’è più spazio). Ieri ha festeggiato il suo compleanno a Monte Carlo: l’Atp gli ha regalato un video con i suoi 25 colpi più belli, e nella parata è rispuntato Holger Rune (anni 23), fermo da ottobre per la rottura del tendine d’Achille. Potrebbe tornare a breve o forse no, mentre Jannik appunto sta lottando col suo ginocchio: oggi sarà di nuovo al JMedical di Torino per proseguire la terapia e c’è ottimismo, perché in fondo si dice - a Londra arrivò senza aver giocato da Parigi. Ma a parte che allora erano tre settimane di pausa e non sei, fuori dal suo team nessuno sa davvero la verità. E dunque: sicuri che a New York (si parte il 30) davvero ci sarà? Ed è così è pure per il grande rivale Carlitos, che lotta contro l’infiammazione alla guaina del polso destro: niente ritorno in Ohio, a Flushing Meadows chissà, potrebbe rimandare tutto al 2027.
E quindi il tennis, questo tennis, non fa bene al fisico: un conteggio fatto prima di Wimbledon segnalava ben 22 rientri dopo guai vari su 108 giocatori (e 21 nel tabellone femminile). Con casi come quello del francese Arthur Fils che a 20 anni ha avuto uno stop di 6 mesi per una frattura da stress alla vertebra. Sì, a 20 anni una frattura da stress. Si sostiene: una volta in un anno si giocava lo stesso numero di match. Forse, ma la verità è che ora ci sono altri materiali, altre superfici, altri sforzi mentali. I giocatori però vogliono più soldi, tutti vogliono più soldi, e nessuno tiene conto del limite umano. Così quando proprio Djokovic suggerisce di ridurre le partite («Devono essere più brevi, 4 game per set»), in molti si mettono a ridere. Diciamolo: forse è arrivato il momento di mettere un bollino sulle racchette dei professionisti. Come quello dei pacchetti di sigarette.
