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Terrorismo

Espulso un aspirante terrorista: “Studiava attentati in una città”

Il decreto diretto del ministro Piantedosi scongiura l’attacco in un centro turistico del Nord. Il 22enne albanese aveva aderito all’Isis, era attivo sul web e veniva in Italia per i parenti di Pordenone

Piantedosi: caso chiuso, vado avanti

Dopo aver giurato fedeltà allo Stato islamico, voleva far esplodere un centro commerciale in Italia. Un 22enne residente in Albania (ma spesso domiciliato in Friuli Venezia Giulia) è stato espulso dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. È il 256esimo decreto di espulsione per ragioni di sicurezza nazionale da quando è in carica il governo Meloni. In questo caso specifico, la decisione è arrivata direttamente dell’inquilino del Viminale. L’uomo è stato rimpatriato nel suo Paese d’origine. Il giovane albanese, che era solito viaggiare in direzione di Pordenone, dove risiedono i suoi parenti, aveva cercato manuali e istruzioni per confezionare bombe e altri ordigni. Nessun dubbio sulle finalità terroristiche. Ma l’attività dell’Intelligence e della Direzione centrale della Polizia di Prevenzione ha evitato il peggio. Sembra che l’obiettivo del 22enne fosse specifico: colpire una città turistica del Nord Italia.

Secondo le prime informazioni, l’uomo aveva anche valutato la possibilità di trasferirsi in uno dei territori rimasti sotto il controllo dell’Isis. Prima, però, avrebbe voluto colpire in Italia, tanto da chiedere un aiuto economico per realizzare il suo obiettivo.

Il ministro Matteo Piantedosi (foto), che ha annunciato l’espulsione dopo l’atterraggio del cittadino albanese all’aeroporto di Treviso, ha scritto un post via social, dove ha rivendicato l’azione delle forze dell’ordine. «La misura - chiarisce - , adottata su proposta della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, si inserisce nell’attività di contrasto a ogni forma di radicalizzazione e minaccia nel nostro Paese». Il ventiduenne era presente sul web. Fonti accreditate descrivono l’aspirante terrorista come «molto attivo sulle piattaforme» dove si radunano simpatizzanti e aderenti allo Stato islamico. Proprio l’attività del soggetto sui vari gruppi ha consentito alle autorità di fotografarne la pericolosità. Non è un episodio isolato. I casi di giovani aspiranti jihadisti espulsi dall’Italia si sono moltiplicati durante gli ultimi mesi. Le forze d’intelligence e quelle della Polizia rintracciano spesso uno schema: la giovane età, l’adesione allo Stato islamico e la simpatia per ideologie estremiste.

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