Danneggiati gli uffici dei vertici del colosso petrolifero saudita Aramco a Dhahran, una raffineria a Riad e di nuovo l’aeroporto internazionale King Khalid della capitale. Quattro in tutto i feriti da schegge causate dall’intercettazione di un missile cruise e rinviata anche la terza edizione del torneo «Six Kings Slam». La furia degli Houthi contro l’Arabia saudita non si ferma e gli integralisti islamici hanno minacciato che le operazioni in profondità nel territorio nemico proseguiranno nei prossimi giorni contro aeroporti e impianti petroliferi. Tutto ciò mentre in Yemen le forze governative sostenute dai sauditi hanno registrato progressi sul campo a Taiz, dove proseguono violenti scontri con le milizie Houthi.
Lo scontro fra gli integralisti islamici filo-Iran non accenna a diminuire, tutt’altro. Secondo Al Jazeera, le truppe governative dello Yemen avanzano e hanno preso il controllo di zone nei distretti di Sabir al-Mawadim e al-Sarari, respingendo al contempo un ampio attacco Houthi lanciato a ovest della città. Il presidente del Consiglio di leadership presidenziale yemenita, Rashad al-Alimi, ha dichiarato che le autorità proseguono con determinazione nell’operazione «Alba dello Yemen» per porre fine al colpo di Stato delle milizie Houthi. Nonostante i continui raid aerei e gli sforzi delle forze governative per mettere in sicurezza le vie di comunicazione, la situazione umanitaria continua a deteriorarsi a causa dell’assedio stretto imposto sulla città. Si registrano vittime civili e una grave carenza di carburante, gas e generi alimentari di prima necessità. L’aggravarsi della crisi mette a rischio di carestia milioni di yemeniti.
Il leader saudita Mohammed ben Salman (Mbs) intanto chiude la porta a Israele che ha offerto a Riad difesa antiaerea, intelligence e un aiuto concreto per colpire le forze di Sanaa, dopo averla già chiusa all’Iran e alla sua proposta di mediazione. E sceglie, per ora, di affidarsi al canale americano, mentre spera che gli accordi con Pakistan e Turchia possano sortire presto effetti tangibili sul terreno di guerra. Un doppio rifiuto che frena le speranze di Benyamin Netanyahu di fare dello Stato ebraico il garante della sicurezza del regno, e di rilanciare così, come vorrebbe Trump, la normalizzazione con Riad.
