Quello che doveva essere un volo di linea della compagnia Flydubai si è trasformato in uno scenario da incubo per le 174 persone che si trovavano a bordo. A vivere quei terribili momenti c’era anche Daniel Schlichter, 60enne italo-israeliano, che viaggiava insieme alla moglie. L’uomo ha fornito i cavi degli auricolari che sono stati utilizzati come mezzo di contenimento provvisorio per bloccare il copilota che aveva appena accoltellato il comandante.
Nato a Torino, poi trasferitosi a Tel Aviv nel 1975, Schlichter non dimentica le proprie origini italiane, che ricorda con orgoglio. Intervistato da Il Corriere, spiega che lui e la moglie si trovavano seduti nella fila numero 2 del volo Flydubai. Proprio nelle vicinanze di quei posti si sono svolte molte fasi concitate.
“Dopo circa un’ora e mezza dalla partenza, ho notato una madre e una figlia andare verso il bagno vicino all’ingresso della cabina di pilotaggio. A un certo punto la donna si è messa a urlare. La cabina era leggermente aperta e ho visto il pilota in un lago di sangue. Nello stesso momento l’aereo ha cominciato a perdere quota molto rapidamente”, racconta l’uomo. “Ho pensato subito all’11 settembre, mai a un incidente. Avevo sentito la colluttazione e avevo visto il sangue, non potevo pensare a qualcosa di diverso. La cosa peggiore sono stati i bambini”, aggiunge.
Schlichter non è in grado di stabilire per quanto tempo sia durata la picchiata. Suppone siano stati almeno 2 minuti. Minuti durati un’eternità e pregni di terrore, con la terra del deserto che si avvicinava sempre di più. “Sembrava la fine del mondo. Io mi tenevo stretto al sedile, mia moglie piangeva, era nel panico come tanti altri passeggeri”, continua.
Poi, fortunatamente, la situazione si è risolta nel miglior modo possibile. Tre passeggeri israeliani sono riusciti a raggiungere l’aggressore e a bloccarlo, mettendolo a terra. “Io ho aiutato dando loro gli auricolari delle persone che erano lì intorno, ho pensato che potessero servire per legarlo”, rivela il testimone.
Sono stati attimi molto concitati. Il copilota si è agitato, ha tentato di liberarsi, ma nessuno dei tre uomini ha mollato la presa. Intanto, l’aereo della Flydubai era tornato in assetto, grazie all’intervento di altri due piloti. “Nessuno capiva davvero che cosa stesse accadendo, non abbiamo mai smesso di avere paura, non ci sentivamo ancora salvi e al sicuro”, spiega Schlichter. “Ci chiedevamo se gli altri piloti potessero essere coinvolti, se gli assistenti di volo avessero un ruolo. L’equipaggio era impegnato a parlare con Dubai e non ci dava informazioni. Dopo un’ora ci hanno detto che saremmo atterrati in Arabia Saudita”.
Il copilota è rimasto immobilizzato per tutto il resto del volo, chiuso nella piccola cucina presente all’interno dell’aereo. Sempre tenuto sotto controllo. Dopo l’atterraggio, racconta ancora il testimone, sono arrivati i soccorsi, seguiti dalla polizia e dall’esercito. “Siamo rimasti sull’aereo per altri 45 minuti circa. Era una situazione strana, non è normale avere 174 israeliani su un aereo in Arabia Saudita. Però sono stati molto gentili. Ci hanno tranquillizzati, dato da bere e trattato bene”, conclude il 60enne.
