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Terrorismo

L’11/9 di Israele sventato dagli eroi. Allarme in Occidente sul pericolo jihadista

L’Oman, il Paese dell’attentatore, dal 18 agosto ha siglato un patto di alleanza con Teheran per controllare Hormuz

Il primo ministro Benjamin Netanyahu incontra i passeggeri del volo FlyDubai all'aeroporto di Tel Aviv, alla sua destra il passeggero che ha bloccato l'aggressore. Tel Aviv, 30 settembre 2026 ANSA/ US Netanyahu ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA DI Netanyahu - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE � FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

Se su quell’aereo non ci fossero stati dei normali israeliani in vacanza, con la loro determinata volontà di sopravvivenza, oggi il mondo di troverebbe di fronte a un nuovo 11 settembre a Tel Aviv, un aereo utilizzato come arma jihadista sfracellata a terra col suo carico di circa 300 viaggiatori uomini, donne e bambini, di cui 180 israeliani. L’aereo ha fatto un salto in basso di 4mila metri e ha seguitato a perdere quota a 350 chilometri dal confine israeliano, molto vicino al probabile obiettivo del copilota dell’Oman; secondo alcuni ha levato il grido di ogni shahid, «Allah Ahbar», ha pugnalato il pilota poco prima di dare il via al suo piano terrorista suicida di massa.

È la prima volta nella storia dei sequestri aerei che viene evitato dai passeggeri col valoroso aiuto del personale di bordo emiratino e il recupero del volo da parte di due piloti ospiti. La coda dell’aereo nella violenza degli sbalzi è andato in pezzi e la fortuna ne ha evitato la disintegrazione. Durante l’altalena un pugno di eroi che adesso vediamo nelle foto e nei film coperti di sangue, ha neutralizzato il terrorista e preso cura del capitano ferito grave. Ogni israeliano sa sempre guardarsi le spalle, reagire se necessario sul campo come nella difficile vita di ogni giorno.

La giungla di sistemi di controllo dei bagagli e dei documenti, il labirinto che si affronta dal 1972 in ogni aereoporto del mondo prende il via dal massacro di Lod dove furono uccise 26 persone. Difficile prevenire il terrorismo suicida di massa che una mente ultrareligiosa o malata può covare, come quello dell’aereo dell’Egyptair il cui pilota inabissò l’aereo nell’Atlantico coi suoi 217 passeggeri dopo aver recitato la Shahada; e i tanti altri casi di follia o fanatismo, compreso il tedesco Andrea Lubitz con Germanwing che si sfracellò sulle Alpi con 150 innocenti nel 2015; o il malese che ha portato giù nel 2014 239 persone.

Netanyahu aveva avvertito, al solito criticato dall’opposizione, della possibilità di azioni di inusitata aggressione. Purtroppo adesso lo sfondo è doppio: da una parte l’avvertimento che prevede attacchi a cittadini ebrei e agli israeliani in viaggio di vacanze per la festa di Succot. L’Iran minaccia di continuo di colpire gli israeliani e gli ebrei nel mondo, e le Guardie della Rivoluzione hanno rafforzato il messaggio proprio in questi giorni. E ormai, dato l’antisemitismo dilagante, l’imprevedibilità di individui fanatizzati che pensano di compiere un attacco agli ebrei sia un atto di purezza politica, o religiosa, o di giustizia. Israele è in stato di allarme, l’Arabia Saudita dove ieri hanno aspettato di poter essere imbarcati i sopravvissuti israeliani, non ha consentito l’uso di aerei israeliani e detiene i responsabili dell’evento. Forse è solo simbolico, ma l’Oman, luogo di origine del terrorista, ha dal 18 di agosto un patto di alleanza con l’Iran, che vi tiene antenne e presidi per controllare l’uscita dal Golfo.

Tutti possono pilotare, entrare, uscire: l’aria è incontrollata e pericolosa, e non solo per Israele. L’obiettivo jihadista è tutto l’Occidente, gli aeroporti una larga scelta. Mohammed Atta, uno degli ideatori e realizzatori dell’ 11 settembre era un bel ragazzo integrato in Germania. Houthi, Hamas, al Qaida, Fratelli Musulmani, influenza qatarina e turca... riempiono di nuvole il cielo.

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