«Tintoretto, lucido rivoluzionario del Rinascimento»

L'ultimo mistero risolto riguarda il nome: eravamo abituati a Jacopo Robusti, detto «Tintoretto» (1518-1594), mentre dal 2007, grazie alla scoperta di Miguel Falomir, curatore del Prado di Madrid, l'ultimo pittore rinascimentale italiano ha «ripreso» il suo nome, Jacopo Comin. Ma la figura del «Furioso», cosiddetto per la sua energia creativa, è una miniera di imprese epiche. Verrà raccontata oggi a Brera (ore 18, Sala della Passione, tra i relatori la sovrintendente Sandrina Bandera, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti e lo storico dell'arte Flavio Caroli) da una delle più famose scrittrici italiane, Melania Mazzucco, che si è rivelata anche una delle più grandi studiose di Tintoretto. Al maestro ha dedicato il romanzo La lunga attesa dell'angelo (2008) e ora una monografia monumentale, Jacopo Tintoretto e i suoi figli (entrambi Rizzoli). Di quest'ultimo studio, costato dieci anni di lavoro, viaggi e ore in biblioteche e archivi alla ricerca di inediti, si parlerà dunque oggi nella Pinacoteca che raccoglie opere fondamentali come La Pietà, Il ritrovamento del corpo di San Marco e I santi in adorazione della Croce, in una sorta di lezione-guida al Tintoretto. Le abbiamo chiesto quale scintilla abbia acceso questa passione.
«Fu un quadro, visto tanti anni fa nella chiesa della Madonna dell'Orto, a Venezia. Era una festa femminile, e mi toccò la sensibilità con cui quel pittore del ’500 affrontava il tema del destino delle donne».
Chi era davvero Tintoretto?
«Sfugge a ogni definizione. Certamente un innovatore, rivoluzionò la pittura, però come autodidatta studiò la tradizione. Era veloce, con la mente e con le mani, ma solo a trent'anni riuscì a esprimere una propria maniera. Spirito libero, infranse tutte le regole e comprese i meccanismi del suo tempo. Era un "cervello fantastico" e i suoi contemporanei lo trovavano "bizzarro", cioè eccentrico e diverso».
Ebbe mai rapporti con Milano?
«Non amava viaggiare, visse tutta la vita a Venezia. Per quanto ne sappiamo non venne mai a Milano. Tuttavia uno dei suoi ammiratori più acuti, il pittore, scrittore e poeta Giovanni Paolo Lomazzo, era proprio di Milano».
Come sono giunte a Brera alcune sue opere principali?
«Quasi tutte le sue opere sono a Venezia. Eppure Milano può vantare suoi lavori importanti. La storia dei viaggi di questi quadri è molto complessa. In particolare Il Ritrovamento di San Marco e la Pietà sono una sorta di bottino di guerra, portati via da Venezia durante l'occupazione napoleonica. Inoltre i quadri di Brera sono stati dipinti in epoche diverse (dagli anni ’60 agli ’80), perciò possono illustrare bene la complessità del percorso artistico del Tintoretto».
La storia più interessante pare quella de »I santi...", cui lei nel libro dedica grande spazio...
«Era la pala dell'altare della confraternita dei Tessitori, nella chiesa veneziana di San Marcuola, dipinta nel 1584. Tintoretto era il pittore più famoso di Venezia. Eppure dipinse la pala per i tessitori, povera gente che viveva in un quartiere operaio. Non si lasciò influenzare dal rango, non riconosceva altra legge che la pittura».
Mentre «Il ritrovamento di San Marco»?
«Apparteneva a una serie di 3 quadri sui miracoli di San Marco, commissionati nel 1562 da Tommaso Ravenna detto il Filologo, una curiosa figura di avventuriero, scienziato e ciarlatano che aveva qualcosa in comune con Tintoretto. Il medico destinò i quadri alla Scuola di San Marco, in cambio però chiese che il proprio ritratto figurasse in tutti e tre. E infatti è ancora lì, con la barba e il mantello d'oro».
Un dipinto suggestivo.
«Un quadro fantastico, spettrale, quasi surrealista. L'oscurità è crogiolo di sogni e apparizioni. Vi convivono vivi, morti, santi e peccatori, storpi e malati, spiriti e demoni. Non riesco a immaginare qualcosa di più audace».
In questi anni ha inseguito per il mondo i quadri di Tintoretto. A Milano che ha trovato?
«Sono stata ovviamente a Brera e al Museo del Duomo, perché vi figura La disputa di Gesù nel tempio. In quel quadro si ipotizza il più antico autoritratto del pittore, a ventidue anni. Purtroppo al momento credo sia chiuso per restauri...».
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