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Tre amici, un segreto inconfessabile e l'oblio. "Tape", fotografia spietata di una generazione

Vince registra Jon mentre ammette lo stupro di Amy che però non cerca vendetta. Belber al Filodrammatici

Tre amici, un segreto inconfessabile e l'oblio. "Tape", fotografia spietata di una generazione
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Una storia di stupro, ma anche di vendetta e allo stesso tempo di codardia, come di oblio. Le parti in causa ci sono tutte. Siamo al Teatro Filodrammatici dove è in scena "Tape, la registrazione" di Stephen Belber, fino al 22 marzo, dal 5, per la regia di Bruno Fornasari. Vince, Umberto Terruso, e Jon, Tommaso Amadio, sono amici fin dal tempo del liceo. Due ex compagni di classe, uguali nelle scelte e nelle aspettative, diventano il primo spacciatore con la copertura di essere pompiere, il secondo un aspirante regista in procinto di partecipare a un festival.

Siamo negli Stati Uniti: Vince è in una stanza d'albergo, circondato da lattine di birra e droga (canne e cocaina). Aspetta Jon: i due non si vedono da tanto, usciranno a cena. Si trovano nella stessa città perché Vince vuole assistere alla premiazione di Jon per un suo film. Presto però la situazione degenera: il clima tra i due amici si fa subito incandescente, non si esce, si resta in camera. Vince vuole sapere come è andata con Amy, sua ex fidanzata, una sera di tanti anni fa in cui Jon avrebbe passato la notte con lei. La stanza diventa un ring sempre più acceso. Dopo vari tentativi di sfuggire alla risposta ecco un "l'ho costretta a parole", fino all'ammissione: "Le ho bloccato le braccia dietro a schiena". Vince ha registrato la confessione di nascosto. Ora la trappola è tesa, non ancora fino in fondo. Anche Amy, Camilla Pistorello, si presenta in albergo, invitata come Jon da Vince a passare la serata in amicizia. Trascinata nella reale motivazione dell'incontro, stravolge le aspettative: non rivendica di essere stata vittima di violenza. Non vuole affrontare il tema. Ne è uscita: è una poliziotta, ha un compagno. Che sia per il troppo dolore o perché l'ha superato non deve interessare: semmai tutta questa droga e birra sono oggetto di attenzione per lei. Basta un attimo a far arrivare la polizia.

Una fotografia spietata ma reale della società americana, come Belber, lo sceneggiatore, drammaturgo e regista (dell'Ohio, classe 1967). Scrive questo testo nel 1999, nel 2001 è il film diretto da Richard Linklater con Uma Thurman (Belber è stato ospite del teatro lo scorso 6 marzo, ore 18, per una conversazione col pubblico). Eppure la situazione potrebbe anche essere italiana: "Tape" è uno spettacolo spietato, che mostra la fragilità di un'intera generazione, che per motivi diversi sfugge alla verità, la teme. Vincent vive al limite, anche se è proprio lui a scuotere Jon sulla memoria di ciò che ha commesso. Colui che pare una persona risolta, Jon, in realtà è un codardo, non affronta le sue responsabilità. E la decisione di Amy di farsi scudo con la sua nuova vita per sfuggire a ogni confronto ulteriore è da un lato dimostrazione della sua forza, dall'altro pone un altro argomento importante in gioco: l'oblio.

Bravi tutti gli attori e sempre incalzante il ritmo dello spettacolo, che apre con decisione gli occhi sulla realtà in una sala, diretta da Amadio e Fornasari, che ha il coraggio di guardare situazioni contingenti scomode e raccontarle per ciò che sono. Altro che festa della donna.

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