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Teatro

“Una generazione da aggiustare” Al Martinitt si ride sui boomer.

Stasera il monologo di Michela Andreozzi: “Siamo gli unici ad aver sostenuto la maturità senza Chat Gpt. Se avevamo mal di stomaco, non era l’intolleranza: ci dicevano che mangiavamo male”

Michela Andreozzi

Il cartellone della comicità e della stand up comedy all’Arena Martinitt in zona Rubattino costituisce una delle iniziative più riuscite dell’estate in città. Puro entertainment, risate e, il che non guasta, qualche riflessione. Come accade nel monologo di Michela Andreozzi, oggi, 28 luglio, in scena con lo spettacolo «Tutta da aggiustare». L’attrice, autrice e regista (anche cinematografica) ha studiato per l’occasione milanese una versione, spiega «light estiva, da tour. Il taglio è dunque più da stand up comedy, con musica». Quella che va in scena è una sorta di bambola da aggiustare ed è il pretesto di raccontare una generazione, anzi senza dubbio più di una: quella analogica, cresciuta in un mondo ormai scomparso. «Cerco di riflettere con sguardo ironico su come siamo cresciuti sbagliati afferma l’attrice romana «con sane radici napoletane» . A me piace definirla una generazione non diagnosticata. Insomma, siamo quelli che se avevamo mal di stomaco non era l’intolleranza, è che mangiavamo o masticavamo male. A nessuno di noi è stata diagnosticata la disgrafia o la dislessia. Siamo cresciuti in mezzo ai pericoli, andando in bicicletta in mezzo alle macchine, e senza casco. Siamo un’umanità sopravvissuta. C’è un meme che gira sui social, dice: siamo quelli che hanno sostenuto l’esame di maturità senza Chat Gpt. È vero anche questo. Cerco di raccontare i pro e i contro della nostra infanzia e gioventù rispetto a quella attuale. Perché se è vero che noi avevano un solo bullo da gestire, e solo a scuola, i ragazzi di oggi devono magari affrontarne decine sui social. Ai nostri tempi non esisteva il tema della salute mentale: da piccola io ho avuto la depressione infantile, la chiamavano malinconia, ti davano il ferro. Andare dallo psicologo era una cosa da matti». Venire a Milano per Michela Andreozzi è un piacere ma anche una sfida: «Qui ho affetti a amicizie solide, da sempre trovo Milano stimolante. Il problema per me è orientarmi. Benché sia una città molto più piccola di Roma, la trovo labirintica con la sua struttura concentrica».

Domani, il 29, all’Arena Martinitt è atteso il lunare ed esplosivo Loris Fabiani in arte Lunanzio, nel one man show «Limone Soda e Zenzero». «Voglio che il mio show sia come un cocktail estivo, dissetante e rinfrescante», spiega l’attore. La linfa dei suoi spettacoli è ad alto tasso di surrealismo, con improvvisazione, interazione col pubblico e citazioni auliche, come dal personaggio di Lunanzio, sorta di attore shakespeariano che però riporta per gergo alle canzoni di gesta medioevali. «Lunanzio ha spiegato Fabiani in più occasioni - è nato perché mi divertivano molto le lezioni di recitazione in versi, l’analisi e la rappresentazione scenica di testi antichi scritti in versi, in rima e con una metrica precisa. Ho avuto una vera passione per Vittorio Alfieri». Loris Fabiani a Milano gioca in casa: nato a Melzo, si è diplomato nel 2008 presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, ha collaborato con importanti registi e teatri nazionali, da Luca Ronconi a Carlo Cecchi, passando per Elfo, Parenti, Piccolo. Nel 2006 ha inventato il personaggio di Lunanzio, con cui molti anni dopo, nel 2024, ha vinto la prima edizione di «Lol Talent Show», la versione talent del programma «Lol Chi ride è fuori» in onda sulla piattaforma Prime Video. Da lì, il decollo della sua popolarità. Il piano B come comico è diventato piano A.

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