Treccani, Berlusconi ispira anche venti neologismi

Il «porta a porta» ha fatto il suo tempo. Adesso la Treccani cerca nuovo pubblico pescando dalla rete e dal popolo che frequenta le librerie. A oltre ottant’anni dalla sua fondazione (grazie a Giovanni Gentile nel 1925), l’Istituto dell’enciclopedia italiana cambia pelle per mantenere un ruolo strategico nella funzione di crescita culturale del Paese. Il primo obiettivo è una agguerrita controffensiva ai portali enciclopedici che vanno per la maggiore (Wikipedia, per intenderci). E l’intuizione della Treccani è semplice: tutto il materiale documentario che negli ultimi lustri è servito per confezionare aggiornamenti e nuovi progetti editoriali finisce in una grande memoria digitale. Prendere questa mole di informazioni e darle una visibilità anche per i cybernauti è un passo facile. Basta fare un salto all’indirizzo della Treccani sul web (www.treccani.it) per rendersene conto. Si può attingere dai tesori più prestigiosi dell’Istituto (come il Dizionario biografico degli italiani e la stessa Enciclopedia) per ottenere risultati che non solo coprono in maniera esaustiva le necessità di ricerca del navigatore ma hanno anche il crisma dell’ufficialità (visto che si tratta di prodotti la cui «origine» è controllata). Se questo prodotto, però, accresce le funzioni educative e scientifiche della Treccani, non ne modifica l’assetto produttivo. A questo scopo è invece indirizzata l’altra iniziativa varata dall’Istituto presieduto da Giuliano Amato. La Treccani per la prima volta compare sugli scaffali delle librerie. Fiore all’occhiello di questa nuova stagione è senza dubbio l’ultima edizione del Vocabolario della lingua italiana in due volumi (500mila parole con oltre 1.600 aggiornamenti e un cd rom dove vengono esaltate le illustrazioni e le schede di approfondimento). A quest’opera (prezzo di copertina 80 euro) si affiancano anche un volume dedicato ai sinonimi e contrari, un dizionario «visuale» e un volume di neologismi. Da cui si evince, per esempio, che Berlusconi è il maggior ispiratore per i creatori della nuova lingua. Da «berluschese» a «berluscofobico», ben venti lemmi che prendono corpo dal nome del presidente del Consiglio. Il ventunesimo («berlustroni») lo condivide con l’ex leader dei Ds Veltroni. Ma non di sola politica vive il neo-italiano. La maggioranza delle parole sono ricavate dalla stampa (in questo la Treccani rimane fedele alla lezione di Alfredo Panzini) e quindi il termometro mediatico indica dove si concentra l’interesse e la cultura dei lettori. Un termine come «enonauta» (chi viaggia sulla Rete in cerca di notizie sui vini migliori) sarebbe stato impensabile vent’anni fa. Quando ancora non ci si era abituati agli «enti di prossimità» (amministrazioni locali) e nessuno parlava di «narcoguerriglia» (che ora attanaglia il Sudamerica). E soprattutto la tv cabarettistica non ci aveva insegnato che «da paura» non è una cosa o fatto terribile ma semplicemente mozzafiato.