Tremonti difende lo scudo: la criminalità non lo utilizzerà

RomaRush finale con polemiche per lo scudo fiscale. L’ultimo passaggio parlamentare del decreto che contiene la misura per fare rientrare in Italia capitali nascosti all’estero non è stato indolore, tra proteste e critiche dentro e fuori dal palazzo. Il ministro dell’Economia, prima che fosse annunciato il voto di fiducia alla Camera, ha reagito difendendo la misura dalle accuse. Ha risposto a quelle meno gravi, come l’inutilità. «Il buon senso dice che tra non pagare per niente per sempre e pagare il 5 per cento come avvio e poi continuare a pagare è più giusto da parte del bilancio pagare e continuare a pagare».
Nemmeno l’estensione ai reati non è un’anomalia. Anzi, se non fosse stata decisa «noi saremmo stati l’unico Paese a tendere una trappola. Non è di buon senso una formula di rimpatrio che valeva da autodenuncia penale. Avrebbe svuotato totalmente lo strumento». Il ministro ha anche affrontato le accuse più gravi, respingendole. Ad esempio quelle di chi considera lo scudo una misura che favorisce la criminalità organizzata, che lo userà per fare rientrare in patria capitali sporchi. «Non credo, perché o sono già in Italia sbiancati o resteranno all’estero», ha osservato il ministro.
Dalle opposizioni e dalla sinistra in generale nel corso della giornata sono arrivati giudizi pesantissimi. Dall’accusa di avere varato una «amnistia» del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani a quelle di avere favorito la mafia, sostenuta a più riprese da diversi esponenti di Italia dei valori. I toni si sono inaspriti quando il governo ha posto la fiducia sul decreto e ha accelerato le procedure in modo da arrivare al voto nel minor tempo possibile. Il mezzo per accelerare è stato un voto che ha tagliato il dibattito sugli emendamenti. Le opposizioni hanno comunque tenuto inchiodata l’Aula per 4 ore e mezzo con 51 interventi dei deputati firmatari degli emendamenti.
Il voto di fiducia si terrà stasera. Il passo successivo spetterà al Quirinale. Nei prossimi giorni Giorgio Napolitano dovrebbe promulgare la legge. Difficile che il Capo dello Stato respinga il provvedimento, mentre sembra sempre più probabile un via libera con una nota esplicativa, come quella che aveva accompagnato il decreto anticrisi. Napolitano potrebbe mettere in evidenza le modifiche allo scudo, che hanno recepito i rilievi della presidenza della Repubblica. Prima fra tutte quella della non applicabilità delle nuove norme ai processi in corso; poi la considerazione che il rischio di una sorta di amnistia sui reati fiscali, paventato dall’opposizione, non ci sarebbe.
La polemica anche ieri è uscita dalle aule parlamentari e i toni più duri sono stati quelli di Famiglia Cristiana. Il settimanale cattolico ha attaccato direttamente il ministro in un commento intitolato: «Tremonti fa il filosofo ma poi premia gli evasori» a firma del vicedirettore Fulvio Scaglione, che definisce lo scudo «l’ennesima beffa per la gente onesta».

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