Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:46
TV

Acutis, il santo Millennial diventa un film

Domenica su Canale 5 va in onda “Il mio nome è Carlo”, sulla vita e la fede del giovane morto vent’anni fa

Presentazione del film e del documentario sulla vita di San Carlo Acutis Milano - Italia - Cronaca Mercoledì, 23 Luglio, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Presentation of the film and documentary on the life of San Carlo Acutis Milan - Italy - News Wednesday, 23 July, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

«Essere santi significa essere pienamente umani. Siate originali, amate senza riserve e fate della vostra vita un capolavoro per il Cielo». Non sono le parole di un predicatore la domenica a messa, ma quelle di un ragazzino che, oltre a trasmetterle agli altri, le metteva in pratica, ogni minuto del giorno, vivendo profondamente la fede in maniera mistica e nell’aiuto concreto del prossimo. È Carlo Acutis, il giovane santo, il santo Millennial, il primo santo dell’era digitale, la cui vicenda umana e soprannaturale viene raccontata in due opere nei giorni in cui cadono i vent’anni dalla morte (12 ottobre 2006) e un anno dalla canonizzazione (7 settembre 2025). Domenica in prima serata su Canale 5 andrà in onda Il mio nome è Carlo, tv movie diretto da Giacomo Campiotti e ispirato al primo libro scritto dalla madre Antonia Salzano Il segreto di mio figlio. Protagonisti Samuele Carrino nel ruolo di Carlo ragazzo (e due bravissimi bambini, Nicolò Caruz Jaramillo e Edoardo Vitalone, in quelli di Carlo a 6 anni e a 11 anni) e Lucia Mascino, che interpreta la madre. La seconda opera è un film-documentario per il cinema intitolata Il giovane santo, per la regia di Luca Salmaso, che si vedrà nei cinema italiani (e parrocchiali) dal 15 al 21 ottobre e poi girerà per le sale di tutto il mondo.

Entrambi sono stati presentati ieri a Milano, al cinema Ariosto e nella Chiesa di Santa Maria Segreta, dove Carlo pregava, abitando lì vicino. Acutis ha un seguito enorme, è venerato in tutti i Paesi, soprattutto dai giovani. «La mia speranza - racconta la mamma Antonia, che ha visto morire il figlio di leucemia fulminante a 15 anni mentre sul letto d’ospedale le diceva di non preoccuparsi perché era felice di raggiungere Dio - è che il film possa arrivare a un grande numero di persone perché mio figlio possa essere di esempio per tantissimi giovani: Carlo era un ragazzo dei nostri tempi, amava scherzare, giocare a calcio, usava Internet. E, per esempio, fin da bambino conosceva i pericoli del web, tanto che dopo aver letto degli studi, decise di giocare alla PlayStation solo un’ora alla settimana, mentre ora i ragazzi ci passano tutta la giornata, sono schiavi dei social».

Aggiunge Antonia: «Mio figlio è stato il mio salvatore, di solito sono i genitori che trasmettono ai figli la fede, nel nostro caso è stato l’inverso, lui l’ha trasmessa a noi genitori: ha sentito la chiamata fin da piccolissimo, ci portava lui in chiesa. A 7 anni ha fatto la comunione, a 11 è diventato catechista e poi ha cominciato a usare il web per testimoniare la fede».

Acutis è stato proclamato santo (e prima beato) da papa Leone XIV con un rapido procedimento grazie al riconoscimento di due miracoli avvenuti dopo la sua morte: persone guarite grazie alle preghiere rivolte a lui. Ogni anno un milione di pellegrini fa visita alla sua tomba ad Assisi (dove è conservato dentro una teca vestito con jeans e scarpe da tennis) e ottantamila fedeli hanno assistito alla sua canonizzazione. La mostra dedicata ai miracoli eucaristici che aveva realizzato in vita ha girato decine di migliaia di parrocchie e le sue reliquie sono sparse in tutto il mondo (a Santa Maria Segreta c’è una parte di cuore). «Il nostro intento - spiega il regista Campiotti - è stato quello di ripercorre il cammino umano e spirituale del giovane santo, tra esperienze quotidiane, relazioni e una straordinaria capacità di guardare agli altri con amore». Samuele (il protagonista de Il ragazzo dai pantaloni rosa) che lo interpreta racconta di come se lo senta vicino anche nella vita: «C’è una grande connessione con lui, sentivo che mi guidava durante le riprese. E, nel mio piccolo, cerco anche io di essere un po’ come lui, di aiutare gli altri e di essere gentile ed altruista».

Il documentario si avvale, invece, delle testimonianze di quanti l’hanno conosciuto, dai genitori alla nonna, al baby-sitter Rajesh Mohur, agli amici, ai padri spirituali e insegnanti, con una bellissima colonna sonora e immagini inedite.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.