Di certo c’è riuscito. Stefano De Martino voleva dare un segnale di cambiamento al Festival e la missione è compiuta, almeno in partenza. Il Festival di Sanremo edizione numero 77, in scena dal 16 al 20 febbraio, sarà una miscela di tre differenti gare svincolate l’una dall’altra: quella per la vittoria della canzone (martedì, mercoledì e sabato sera), quella per la miglior cover (giovedì) e quella per determinare il concorrente italiano all’Eurovision Song Contest (venerdì). Insomma ieri negli studi Rai di via Mecenate non c’è stata semplicemente la presentazione del nuovo regolamento ma una sorta di dichiarazione di intenti del nuovo corso. E Stefano De Martino, preparatissimo, ha dato il segnale che doveva dare: Sanremo si rinnova restando fedele alla propria tradizione. Si apre alle richieste del pubblico (ad esempio i cantanti in gara saranno soltanto 24, cioè 23 Big e un giovane) e alla contemporaneità, dicasi Eurovision, che per anni ha accolto il vincitore del Festival e da ora riceverà il vincitore della cosiddetta «Serata Perfomance» del venerdì sera. Piccolo inciso: soltanto in quella serata ci sarà anche una «giuria internazionale» composta da personaggi provenienti dal mondo della musica e dello spettacolo (dei quali peraltro non si sa ancora nulla). E attenzione: nel nuovo Festival si potrà votare anche «online» attraverso la app di Raiplay. «Ciascuno avrà a disposizione tre voti al massimo» conferma il presentatore/direttore artistico/debuttante all’Ariston. Il «voto digitale» si sommerà al televoto alla maniera della total audience televisiva. Riassumendo, martedì sera voteranno giuria popolare (cioè televoto e online) e Sala Stampa, mercoledì giuria popolare e radio, giovedì per le cover sala stampa, giuria popolare e radio, venerdì per l’Eurovision giuria popolare ed esperti internazionali, sabato tornano sala stampa, radio e giuria popolare. Alla fine i primi classificati (non si sa ancora se tre o cinque, ma è più probabile la seconda) si giocheranno la sfida decisiva giocando con i risultati della Giuria Popolare (per il 50 per cento) e della «dote complessiva» dei punteggi accumulati nelle precedenti serate. In effetti un intreccio piuttosto complicato.
Poi c’è l’intelligenza artificiale. Il Festival le ha sbarrato ufficialmente la porta per quanto riguarda le canzoni. «Il leitmotiv del Festival di Sanremo è l’intelligenza artigianale: vogliamo riportare il tratto umano al centro di questo evento», dice sempre lui. Quindi niente Ia: «Gli artisti sono tutti avvertiti, quindi una prima scrematura c’è già in fase di selezione». In sostanza, è stato recepito il principio stabilito dalla Fimi di Enzo Mazza, ed è un buon segnale che potrebbe aver ricadute positive su tutto il settore musicale. Rimane invece la possibilità di utilizzare l’autotune o altri effetti vocali perché, in effetti, il divieto assoluto penalizzerebbe l’intera compagnia rap e «questo renderebbe il Festival non contemporaneo». Però c’è un però, tra l’altro totalmente condivisibile: «L’autotune dovrà essere più al servizio del genere, aderente al progetto. Nessuno arriverà pretendendo di cantare come Celine Dion non sapendolo fare. È una gara di canzoni, non di canto». Rimane il fatto che all’Eurovision Song Contest l’utilizzo dell’autotune per tutta la durata del brano è vietato e quindi si rischia il corto circuito. Ma, come ha fatto capire Claudio Fasulo, responsabile dell’unità organizzativa Prime Time 1 della Rai, all’Eurovision potrebbero cambiare idea e magari uniformarsi a quella di Sanremo. Vedremo. Tutto il resto, al momento, non ha conferma. I Måneskin? «Se dovessero fare una reunion sono invitati». Emma? «Ho invitato anche lei». Guccini? «Saremo molto attenti a celebrare tutte le eccellenze della musica italiana» (non si sa quanto Guccini comunque avrebbe gradito). Quote rosa? «Discorso che mi stucca (dice proprio così, evviva - ndr)». Se Sanremo andrà in onda durante la campagna elettorale? «Garantiremo la par condicio» conferma De Martino. Lui la sua l’ha già iniziata. E bene.
