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Torna Carlo Lucarelli per raccontare l’Italia dei “cold case”

“Blu notte” su Rai 3 da oggi in prima serata dopo 14 anni di assenza

Narattore Carlo Lucarelli torna sulla Rai con «Blu notte»

La differenza sta tutta lì: nella narrazione. Niente a che vedere, l’asciutto e rigoroso racconto di Carlo Lucarelli, con la morbosità insistita dei sempre più numerosi true crime che, ormai su tutte le reti, hanno trasformato la cronaca nera in uno dei più redditizi generi tv. «Noi non raccontiamo Garlasco», rassicura lo scrittore, presentando il ritorno (stasera in prima serata su Raitre) del suo Blu notte Misteri dimenticati, il titolato precursore dei crime odierni, assente da 14 anni dopo essere andato in onda per ben 15.

«Garlasco è un caso di cronaca aperto, roba per giornalisti e per talk show -analizza Lucarelli- Mentre io sono un narratore di storie: noi siamo quelli che arrivano dopo, a bocce ferme». Assassini irrisolti, sparizioni immotivate e misteri inspiegati, dunque - i cosiddetti cold case- saranno rievocati dalle intriganti narrazioni di Lucarelli, «senza inventarci niente, con pieno rispetto per il personaggio principale del romanzo giallo, che è la vittima. Perchè non è l’assassino, che ignoriamo chi sia, ad interessarci. E a volte neanche il detective. È la vittima». Dai cosiddetti delitti del DAMS (l’omicidio dello studente Angelo Fabbri, forse intrecciato a quello della critica d’arte Francesca Alinovi) al famoso delitto di via Poma; dai dimenticati serial killer di Udine e Modena al giallo della donna nell’armadio, la romana Antonella Di Veroli; fino alle oscure scomparse nel nulla del magistrato Paolo Adinolfi e dell’economista Federico Caffè. Sei puntate per dodici misteri irrisolti, dai primi anni Settanta ai Duemila, corredati dalle analisi di tre esperti: l’ex dirigente di Polizia Silvio Bozzi, la criminologa Margherita Carlini, il medico legale Mirella Gherardi. «Io prendo un fatto vero e ne seleziono gli elementi narrativi. Faccio racconto, insomma, non investigazione -spiega Lucarelli, per distinguersi dalla moda dei processi mediatici e recuperare il gusto dell’affabulazione - A me piace raccontare storie vere. Ce ne sono di quelle che quando le incontri bruci se non trovi qualcuno a cui narrarle». D’altra parte l’interesse degli italiani per la cronaca nera non è un’invenzione televisiva: «L’abbiamo sempre avuto. E oggi non è superiore a quello di settant’anni fa. Quando ci fu il processo per il delitto di Wilma Montesi, nel ’53, il tribunale era pieno al punto che ci furono le cariche dei carabinieri. Una volta queste cose erano sul giornale, poi in televisione, ora sui social. E tutti ci appassionano sempre allo stesso modo».

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