Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:22
TV

“Colazione da Tiffany” compie 65 anni, 5 curiosità: il diamante, il gatto, il fischio e Marilyn

Dal ruolo inizialmente pensato per Marilyn Monroe al brano da Oscar “Moon River” passando per il diamante Tiffany e il celebre fischio di Holly: cinque curiosità sul film con Audrey Hepburn che ha fatto la storia del cinema

Festa della donna, i migliori personaggi femminili della storia del cinema

Il 5 ottobre 1961 usciva “Colazione Da Tiffany”, una delle commedie americane più celebri della storia del cinema. Diretto da Blake Edwards e interpretato da Audrey Hepburne George Peppard, il film arrivò sul grande schermo grazie alla Paramount Pictures, che acquistò i diritti dell’omonimo romanzo di Truman Capote, pubblicato nel 1958. In realtà la sceneggiatura cinematografica non rispettò la trama del libro e la storia originale scritta da Capote finì per trasformarsi in una commedia romantica destinata, però, a diventare un classico. A sessantacinque anni dall’uscita, “Colazione da Tiffany” continua a essere ricordato non solo per Audrey Hepburn nei panni di Holly Golightly, ma anche per alcuni dettagli e curiosità che hanno contribuito a renderlo un film senza tempo.

Marilyn Monroe

L’interpretazione di Audrey Hepburn nei panni di Holly Golightly è diventata iconica, ma il suo nome non figurava nell’elenco delle attrici a cui la Paramount Pictures avrebbe voluto affidare il ruolo della protagonista. La prima in lizza era Marilyn Monroe. Truman Capote, che ne era amico, la indicò come candidata perfetta per il ruolo di Holly, ma Marilyn si rifiutò e la Paramount puntò tutto su Hepburn. In realtà, inizialmente, anche Audrey fu costretta a rifiutare per l’ingerenza del marito, che non voleva interpretasse il ruolo di una escort, ma l’attrice conquistò i produttori con il suo provino, scalzando colleghe famose come Shirley MacLaine e Jane Fonda e riuscì addirittura a convincere la Paramount ad affidare la regia a Blake Edwards. Una scelta doppiamente vincente per la casa di produzione americana visto il successo del film e del personaggio interpretato da Audrey Hepburn .

La canzone da Oscar

Così come il film, anche la colonna sonora di “Colazione da Tiffany” ha avuto un enorme successo tanto da ottenere due premi Oscar nel 1962, per la “Miglior colonna sonora” e per il “Miglior brano” con “Moon River” oltre a un Grammy Award. Composta da Henry Mancini con il testo di Johnny Mercer “Moon river” è la canzone simbolo del film non solo per il testo, ma anche per il ruolo che Audrey Hepburn ha avuto nel renderla un successo. Al primo ascolto, infatti, i produttori della Paramount l’avevano scartata ma l’attrice, canticchiandola tra una ripresa e l’altra, li fece ricredere e lei stessa chiese che fosse inserita nel film. Così la scena in cui Paul “Fred” Varjak scopre Holly che canta accompagnandosi con una chitarra alla finestra è diventata iconica. Alla fine anche il musicista Henry Mancini dovette ammettere che fu grazie all’attrice se la sua “Moon River” divenne da Oscar.

Il gatto rosso

Tra i protagonisti più amati di “Colazione da Tiffany” c’è anche il gatto rosso di Holly Golightly, il “povero fannullone senza nome” che la protagonista si rifiuta di chiamare con un nome preciso perché, come spiega nel film, “non appartiene a nessuno e nessuno gli appartiene”. Nel film il felino è protagonista di una delle scene più toccanti insieme a Holly (Audrey Hepburn) che, dopo averlo abbandonato in un vicolo sotto la pioggia, si pente e torna disperatamente a cercarlo. Per trovare il felino giusto furono provinati venticinque gatti dal pelo rosso, ma alla fine la scelta cadde su un esemplare del Queens di proprietà dell’addestratore Frank Inn: Orangey, già conosciuto come una piccola star del cinema per essere apparso in film come “Il gatto milionario” e “Il diario di Anna Frank”. Sul set di Blake Edwards Orangey si guadagnò una fama tutt’altro che tranquilla: spesso aggressivo e difficile da gestire, costrinse più volte la troupe a interrompere le riprese. Il suo talento, però, era indiscutibile e proprio per il ruolo in “Colazione da Tiffany” vinse un PATSY Award, una sorta di Oscar degli animali nel cinema.

Il diamante giallo

Il famoso diamante Tiffany giallo, che si vede nella vetrina dell’omonima gioielleria all’inizio del film, non è mai stato indossato da Audrey Hepburn durante le riprese. L’attrice lo indossò solo per le immagini promozionali, ma mai sul set anche se venne realizzato appositamente per finire nel film di Blake Edwards. Trovato nel 1877 in una miniera di Kimberley in Sudafrica, il diamante venne acquistato vent’anni dopo da Charles Lewis Tiffany, fondatore della casa di gioielli, per 18mila dollari. Il gioielliere lo fece intagliare a Parigi e il taglio fancy giallo – da 128,54 carati con 82 sfaccettature – divenne uno dei più grandi e pregiati al mondo. Per il film, la pietra fu appositamente montata dal designer Jean Schlumberger su una ghirlanda di nastri di diamanti. Un gioiello unico indossato solo da quattro donne al mondo: l’attivista Mary Whitehouse nel 1957, Audrey Hepburn nel 1961 per la promozione del film “Colazione da Tiffany”, Lady Gaga alla cerimonia degli Oscar del 2019 e Beyoncé per la campagna”About Love" di Tiffany & Co.

Il fischio di Holly

Tra le scene più celebri di “Colazione da Tiffany” c’è quella in cui Holly Golightly chiama un taxi con un fischio forte e acuto, usando due dita. Il protagonista maschile Paul, sorpreso, ammette di non esserci mai riuscito. “È semplice”, gli risponde Holly ma la sceneggiatura non corrispondeva affatto alla realtà. Audrey Hepburn non sapeva fischiare in quel modo e il regista dovette correre ai ripari. Il fischio che si sente nel film fu così aggiunto in post-produzione. L’attrice aveva provato a imparare ma senza riuscire a ottenere il suono richiesto. A raccontarlo fu lei stessa in un’intervista televisiva del 1988. “È stato aggiunto in post-produzione. Mi piacerebbe dire di avercela fatta, ci ho provato davvero tanto”, raccontò Audrey Hepburn, spiegando di essere riuscita a produrre un suono che assomiglia più a “uno squittio” piuttosto che a un fischio.

Commenti