Se la caverà con una multa, questo prevede il codice, resta da stabilire la cifra che oscilla tra i 51 e i 309 euro. Così, il codice. Claudio Martelli, d’improvviso, ha perso la sua altera compostezza, quell’espressione che è una via di mezzo tra chi, uscendo dalla doccia, con gli occhi chiusi, non trova l’accappatoio e chi è costretto a dialogare con una tribù di analfabeti. Era nello studio di Filorosso, Rai 3, quando gli è partito un porco e, a seguire, la divinità suprema, il suo limite di sopportazione è tracimato, forse l’età, il retaggio di mille esperienze, l’aspirazione ad accogliere gli immigrati e il loro credo diverso, un esempio rinnovato di laicità, un cedimento causato dal provocatore seriale Filippo Facci che gli impediva la parola ultima, tutto in diretta tivvù davanti a spalti non gremiti. Quando crolla il senso del sacro, anche tra illustri professionisti della politica e della comunicazione, allora si potrebbe anche pensare all’ennesima resa all’invasione; la bestemmia, già depenalizzata e trasformata in illecito amministrativo, è un’esclusiva italiana, siamo un paese di cattolici, abbiamo un potente vicino di casa sotto la cupola di San Pietro, la lingua madre si offre all’insulto, era già presente tra i dannati dell’inferno di Dante, scivola nel profano è il libera tutti e da tutto ma, al contrario, è reato gravissimo in altre religioni. Se l’ex illustre esponente socialista avesse pronunciato quelle parole in un talk show afgano o pakistano oggi rischierebbe la pena di morte ma c’è chi può (bestemmiare) e chi, invece, finisce al patibolo nel nome di Allah. Negli archivi Rai esiste il precedente di Leopoldo Mastelloni, Blitz, gennaio 1984, l’artista napoletano, difendendo l’omosessualità, anticipò il Martelli succitato, fu scandalo, censura, tramonto precoce di una carriera nonostante il pretore di Viareggio avesse sentenziato che non trattavasi di blasfemia, dunque di reato, perché l’imprecazione aveva un «sapore rafforzativo». Suvvia, Martelli ha rafforzato il pensiero e non andrà in confessionale, sa benissimo che la televisione propone continue bestemmie alla lingua italiana senza che nessuno si indigni. A pensarci bene, chi si dovrebbe davvero infuriare sono altri.

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