La verità la dice, con il suo solito modo schietto, Jake La Furia: “Noi siamo qui per fare televisione, non siamo qui per fare musica”. Se, poi, beh, ci scappa di scoprire qualche talento, tanto di guadagnato. Eccoci all’apertura della ventesima edizione di “X Factor”, il talent dei talent che ripartirà domani sera (giovedì 10 settembre) su Sky e in streaming su Now. La Furia, rispondendo alle domande dei cronisti, non si nasconde dietro alla solita tiritera che gli show alimentano l’industria musicale, sono la rampa di lancio di nuovi artisti e via dicendo. Certo “X Factor” ha lanciato nel mondo i Maneskin, Marco Mengoni e tanti altri, ma resta un programma televisivo. E, proprio per questo, piace ancora al pubblico che cerca la sfida, la gara e pure il confronto tra i giudici-coach. Non per nulla, passando (quasi) indenne per 19 edizioni in cui si sono succeduti anni di maggiore gloria e altri più spenti, protagonisti turbolenti (ricordate i bei momenti di Morgan?) e conduttori più o meno all’altezza del compito, ora si è arrivati a uno “stato di grazia” in cui il quartetto dei giudici fa il suo lavoro divertendosi, facendo divertire il pubblico e facendo appunto televisione senza scannarsi. “Forse un po’ meno di sangue e un po’ più di serenità fa bene ai ragazzi che hanno bisogno di rispetto in un momento di grande tensione per loro”, riflette sempre Jake.

Accanto a La Furia ritroviamo la più brava delle “tutor” finora viste dietro quel tavolo, Paola Iezzi, Francesco Gabbani e la new entry Irama. Alla conduzione del programma sempre l’impeccabile Giorgiaincoraggiare i candidati mentre salgono sul palco. Molti di questi sono in cerca di fama, del luccichio della tv, più che del sogno di diventare artisti. E’ il pericolo che può portare alla distruzione di carriere e vite.
“Per questo l’errore più grande che un giovane può fare è cercare di diventare famosi e non cercare di diventare musicisti. E questo porta a fare anche musica di m.… Invece deve essere il contrario: amare così tanto la musica da farne un lavoro e per questo dopo diventare famosi. Ci vuole una forte preparazione mentale per fare questo mestiere e non schiantarsi”. “Ma non è neanche sbagliato andare in cerca di notorietà - controbatte Paola Iezzi - soprattutto
se sei una ragazzo di periferia o con una vita difficile. Oggi c’è anche tanta rivalsa sociale, la musica non ha caste, è democratica. Con i social lo è diventata anche di più. Non posso giudicare un ragazzo che vuole diventare famoso, anche se poi ovviamente deve esserci il talento e l’impegno”.

Irama, dicevamo, è al debutto come capo-squadra. «Il mio primo giorno da giudice è stato molto bello, ho avuto la fortuna di essere accolto da una grande famiglia - ha raccontato - Sono entusiasta di scoprire questa avventura e spero di trovare l’X Factor, che è la cosa più importante». «Ogni percorso è diverso - aggiunge - esistono tanti modi di fare musica. Non esiste una vera regola nell’arte, ma esiste un flusso da assecondare. Essendo stato da una parte e dall’altra mi sento vicino a loro, so cosa si prova dalla loro parte».
Le regole del programma rimangono le stesse degli scorsi anni: almeno tre sì durante le audizioni per accedere alla fase successiva, quella dei Bootcamp, dove servirà invece l’unanimità dei giudici (che possono giocarsi l’X Pass per aggiudicarsi un particolare concorrente), e poi la Last Call, con il gioco delle sedie, dove i cantanti che si sono accomodati possono essere fatti alzare fino all’ultimo, e che deciderà le squadre finali che si presenteranno ai Live, in onda dal 22 ottobre.
I dodici finalisti usciranno da un’ampia selezione: quest’anno hanno fatto domanda persone di ogni età (dai 16 anni ai 70), e provenienti da diversi Paesi, dalla Spagna alla Germania agli Stati Uniti. Al solito, tantissimi i generi musicali portati sul palco, le identità, le storie, le esperienza. E chissà se quest’anno si troveranno i nuovi Maneskin.
