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Salvo Sottile: “Ranucci incollato alla sua poltrona. Un passo indietro per tutelare la Rai”

Il conduttore di Ore 14 Salvo Sottile: “Se fai il fustigatore dei costumi devi dare il buon esempio. Sennò è una doppia morale”

Salvo Sottile raccoglie l'eredità di Milo Infante: sarà lui il nuovo volto di Ore 14

Era il 19 luglio 1992. Sua la radiocronaca in diretta sulla strage di Via d’Amelio, tra i primi a confermare la morte del giudice Borsellino durante il TG5 di Mentana. Oggi Salvo Sottile è riconosciuto come i più autorevoli giornalisti Rai. A lui è stata affidata la conduzione del programma di grandissimo successo, Ore 14, in onda dal 7 Settembre (dal 24 dello stesso mese passa in prima serata il giovedì). Sottile si occupa da sempre di inchieste e non si è mai sottratto nel commentare vicende scomode come la bufera che sta travolgendo al conduttore di Report.

Ranucci si è paragonato a Falcone e Borsellino

«C’è un limite a tutto. E con quelle affermazioni surreali, che hanno raggelato anche i familiari di Falcone e Borsellino, credo si sia superato un limite».

Perché hai deciso, attraverso i tuoi canali social, di esporti in modo così forte su questa vicenda?

«Rivendico questo principio: Ranucci ha fatto dell’opportunità il suo marchio di fabbrica. A giornalisti, politici, manager che non avevano commesso nessun reato, ma avevano avuto una strana frequentazione, Ranucci era il primo a chiedere che facessero un passo indietro».

Era inopportuno farlo?

«Se tu fai il maestro, il fustigatore dei costumi, devi dare il buon esempio».

Doppia morale?

«Sì. Quando riguarda gli altri, questi devono rispondere alle domande, quando riguarda te il problema di opportunità non esiste. Non rispondi alle domande e pubblichi post deliranti, quasi da mitomane. Ranucci parla solo di sé invece di tutelare la sua squadra».

Cosa avrebbe dovuto dire?

«Voglio che i miei giornalisti abbiano un futuro. Intanto chiarisco ciò che mi riguarda e faccio un passo indietro».

Invece?

«Lui il passo indietro non lo fa, dicendo ‘sono come Falcone e Borsellino’, oppure tira in ballo la madre, i figli. Quando lui dice ‘impazzisco al pensiero che i miei figli soffrano, penso a cosa ha fatto a mio padre Giuseppe».

Cosa?

«Ranucci fece un’inchiesta su Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia. Le informazioni le ebbe da tale Bolzoni di Repubblica. Senza che avesse commesso alcun reato, sbatté mio padre in prima serata».

Perché coinvolsero tuo padre?

«Mio padre all’epoca era un signore di settant’anni. Una firma storica del giornalismo. Frequentava per avere notizie, Montante, non Totò Riina. Anzi, all’epoca, a differenza di Lavitola, non aveva precedenti penali».

Quindi per Ranucci, conoscere una persona accusata di corruzione e spionaggio, era sufficiente per inserire tuo padre nel girone dei cattivi?

«Ecco la doppia morale. Ranucci può frequentare uno come Lavitola ed è tutto lecito. Per gli altri, questo principio non vale».

Ranucci dice che Lavitola era una fonte

«Non contribuisci a fare un sondaggio politico per te stesso e sopratutto non ci parli dopo la perquisizione per ripercorrere la presenza di Lavitola nei pressi della tua abitazione. Da uno così prendi subito le distanze».

Contesti anche Ranucci usi l’espressione «Noi di Report»

«Cosa c’entra Report con Lavitola? La vitola girava i messaggi a Ranucci, faceva i sondaggi per Ranucci. Report non è Ranucci. Salviamo Report da Ranucci».

Sta facendo un danno ai suoi collaboratori?

«Non li sta tutelando. Lui gestisce Report da solo. Report ha 43 collaboratori esterni e 22 giornalisti interni. Paradossalmente quello più tutelato è lui, perché è vicedirettore Rai».

Perché non sono tutelati?

«I 43 collaboratori esterni, se domani cambia il conduttore, hanno il destino legato alle sorti del conduttore».

Cosa dovrebbe fare?

«Dire: ragazzi, intanto io, da uomo Rai, tutelo la mia squadra e faccio un passo indietro. Il senso qual è? Report deve continuare. Ci sono giornalisti bravissimi che possono condurlo».

Perché non lo fa?

«Perché Ranucci resta attaccato a questa poltrona. Si legge che non sente più nessuno dei suoi e che hanno fatto un documento interno».

Sarebbero in imbarazzo a lavorare con lui alla conduzione?

«Credo di sì perché quando questi inviati iniziano ad andare in giro a fare le inchieste, qualcuno potrebbe rispondere: voi dovete pensare a Ranucci».

Tu sei garantista da sempre.

«Lui è una vittima. Fino a prova contraria. Io sono garantista con Ranucci, però mi batto perché Report continui a esistere con altri conduttori».

Se questa storia invece di Ranucci avesse coinvolto te?

«Il mio direttore mi avrebbe chiesto un passo indietro, e avrebbe fatto bene. Io, come qualunque altro conduttore Rai o di qualsiasi altra emittente, davanti a una cosa del genere avrei detto: signori, siccome sto creando un danno reputazionale alla Rai, mi faccio da parte; quando ci sarà modo di chiarire tutto, tornerò».

Se fosse capitato ad un giornalista dichiaratamente di destra?

«Sarebbe successo un putiferio. Pensa se in un vocale a una giornalista io come Ranucci avessi detto che dentro la Rai ci sono mafiosi e massoni. Report, su questo o sui miei rapporti con Lavitola, quante puntate avrebbe fatto? Te lo dico io tante!»

Ranucci sembra intoccabile.

«L’Associazione nazionale magistrati che lo ha accolto con un’ovazione, oggi tace. Il Pd spaccato. E gli altri sono molto prudenti nel difenderlo.

Perché è intoccabile?

«Perché ha costruito questo marchio, si è associato al brand, quindi toccare Ranucci significa toccare Report. Ma Report non è Ranucci, ma patrimonio del servizio pubblico».

Sui social sei stato attaccato da Emenuele, figlio di Ranucci.

«Per lui sono indegno».

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