Lotta dura e pura. Il centro sociale Report non s’arrende. Anzi conferma lo sciopero democratico. Ieri i due inviati storici del programma Bernardo Iovene e Giulio Valesini hanno ribadito al direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini che se ne andranno dalla tv pubblica e con loro tutti gli inchiestisti a contratto (mentre i redattori interni si metterebbero in sciopero) se verrà confermata l’indicazione di Giulia Presutti e Davide Piervincenzi alla conduzione della trasmissione. Insomma, per riprendere il dialogo, i vertici Rai devono ritirare i nomi oppure devono essere loro due a rinunciare.
In un’azienda normale, una cosa del genere sarebbe pura fantasia. Ma questa è la Rai e possono capitare vicende che nemmeno il più scafato degli sceneggiatori di soap potrebbe immaginare. I giornalisti del programma, ritrovata l’unità dopo settimane di fratelli coltelli, vogliono il totale e completo controllo di Report contro - a loro dire - la volontà del governo di metterlo sotto silenziatore. E non accettano neppure - come gli era stato proposto e ribadito nell’incontro di ieri da Corsini indicando gli stessi Iovene e Valesini come capi-autore - di mantenere la responsabilità della scelte delle inchieste (che è la fonte della libertà) separando i ruoli di guida e di conduzione. Vogliono che sia uno di loro ad andare in video, come succede da sempre in trasmissione prima con la Gabanelli e poi con Ranucci. Del resto, è inimmaginabile che, non avendo la minima fiducia dei colleghi, a questo punto Presutti e Piervincenzi - che pure ieri hanno incontrato Corsini - possano assumere il ruolo loro proposto. Si deciderà oggi pomeriggio quando lo stesso Corsini incontrerà in assemblea tutti i giornalisti di Report.
Nel frattempo, i due prescelti conduttori, continuano a essere bersagliati da un fuoco di fila. Su tutti a impallinarli è l’infuriato conduttore disarcionato. Ranucci, in un lungo post notturno, scrive della sua ex allieva Giulia Presutti che «il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità», che «se la cava meglio con opportunismo e furbizia». E aggiunge: «Come si può pensare, al di là del merito, che possa essere il volto credibile di una squadra di fuoriclasse ai quali ha mentito per settimane?». A Daniele Piervincenzi, che aveva replicato alle sue accuse di mediocrità, ribatte: «Mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana». Il delirio di vanità di Ranucci continua così: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma... È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da trent’anni lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata». «Io - aggiunge perfido - Non ho avuto la disgrazia di prendere una testata da un mafioso, né ho avuto la passione per il rugby», riferendosi alla presunta amicizia tra Piervincenzi e Corsini per via della stessa passione per quello sport.
