Vacanze alternative sulle orme dei pellegrini

Qualcuno impiegava una vita, qualcuno poteva vantare il record di averci provato più volte e qualcuno ci lasciò pure le penne, come Romano, figlio del re di Scozia: gettata la corona, se ne andò in giro per l’Europa, alla ricerca di se stesso. Giunto sugli Appennini, prese a dare ospitalità ai chi, come lui, fosse in viaggio. Nato Romano, morì Santo, anzi San Pellegrino come ricorda oggi un pittoresco borgo emiliano. Oggi la voglia di un itinerario a passo d’uomo, lontani dalla pazza folla, in un viaggio al centro delle proprie emozioni è tornato di moda e con esso anche la via più famosa e battuta dei pellegrini del Medioevo, quella via Francigena che da Canterbury conduceva a Roma, fra mille varianti e innumerevoli pericoli. In Lombardia sfila per le campagne di Vigevano, Pavia e Lodi prima di attraversare il Po e di piegare verso Piacenza: in questi giorni un gruppo di moderni pellegrini la sta percorrendo secondo un itinerario che, partito lo scorso anno, mira a coprire l’intero tratto italiano, dal Gran San Bernardo a Roma, ma soprattutto a tracciare lo stato dell’arte di sentieri e accoglienza, in una sorta di moderno diario di viaggio.
Il pellegrinaggio era motivo non solo di redenzione spirituale, ma in passato rappresentò anche una sorta di sport nazionale. Chi poteva andava innanzitutto in Terra Santa, poi (per fortuna) la Controriforma contribuì alla creazione di quelle declinazioni di Gerusalemme di casa nostra che sono i Sacri Monti, ma le vie dei pellegrini sopravvissero ai secoli e all’oblio, in attesa di ritrovare i loro pellegrini. Che oggi si sono trasformati in moderni hikers, escursionisti con in più la marcia della devozione.
A recuperare questa idea ha pensato il gruppo Ad limina Petri, associazione ecclesiale italiana della via Francigena e delle antiche vie di pellegrinaggio, in collaborazione con la Cei e il Pontificio Consiglio della Cultura. «Oggi si cercano le radici dell’Europa - spiega Don Massimo Pavanello, responsabile Cei per la pastorale del turismo e dei pellegrinaggi - ; bene: è in questa rete di spiritualità e di viaggiatori che ne va anche ricercata l’origine». Sacro e Profano, religioso e secolare: per valorizzare la Francigena in Lombardia si son tese la mano e mentre lo Stato investiva sulla segnaletica, la Chiesa stringeva accordi per creare una rete di assistenza locale low cost, presso parrocchie ed oratori, per esempio. Oggi grazie al sito www.chiesacattolica.it e a quello www.viafrancigena.eu è possibile pianificare un pellegrinaggio personale o partecipare a quelli organizzati, per lo più d’estate. «Sarebbe bello che la Francigena divenisse un po’ come il Cammino di Santiago», aggiunge Pavanello. In Lombardia il percorso supera di poco i 100 chilometri attraversando luoghi di grande suggestione come l’abbazia di Sant’Albino e Pavia. Le tappe non superano mai i 20 - 25 chilometri e si snodano su strade senza dislivelli di rilievo. «Tutto il contrario delle tangenziali moderne», chiosa Pavanello.

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