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Vaticano

Ovazione per il Papa al Meeting. L’appello ‘pacifista’ di Leone: “Realismo cattolico contro chi riarma menti e nazioni”

Grande entusiasmo per Leone alla fiera di Rimini. Nel suo intervento elogi al popolo del Meeting e richiami ai suoi predecessori

È arrivato il momento che il popolo del Meeting attendeva da 44 anni. Poter riabbracciare un Papa dopo l’unico precedente di Giovanni Paolo II nel 1982. Cori, applausi, strette di mano e benedizioni per il Pontefice tra i padiglioni dove ha visitato le mostre su sant’Agostino e Leon Harmel. La voce del Papa si è sentita al Villaggio ragazzi, in cui ha pronunciato un saluto alle famiglie e ai giovani ed ha invocato la pace, concetto a lui molto caro. “Non sapete quanto è bello essere qui”, ha esordito a braccio complimentandosi con un “bravissimi”. Leone ha chiesto che “l’applauso più forte deve essere per Gesù” ed ha detto che “il nostro cuore non deve essere chiuso”. Ha incoraggiato il popolo del Meeting ad andare avanti così, con lo stesso entusiasmo “e vedrete che potremo costruire un mondo di pace e di amore”.

Dopo il tripudio dell’accoglienza in fiera e il bagno di folla tra i padiglioni, Leone XIV ha raggiunto il Grand Auditorium dove l’ingresso dei 20mila fortunati che hanno potuto vedere dal vivo l’incontro più atteso è iniziato alle 13.30. Felice per l’entusiasmo con cui è stato accolto dai presenti, il Pontefice è apparso di buon umore ed ha salutato i partecipanti. Fuori dall’Auditorium, l’immagine e le parole del Papa sono state trasmesse in tutte le altre sale e settori, non lasciando a bocca asciutta le altre decine di migliaia di presenti.

L’intervento

Prevost, dopo i saluti del presidente del Meeting Bernhard Scholz e del presidente di Comunione e Liberazione Davide Prosperi, ha aperto il suo intervento rievocando il suo predecessore Giovanni Paolo II. “In questo momento storico comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: ‘Meeting per l’amicizia fra i popoli’”, ricordando “come vi disse Giovanni Paolo II, ‘già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro! Incontro di amicizia! Amicizia tra i popoli’”. Per il Papa “anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi” ed ha citato Francesco e la sua “Fratelli tutti” che “ha insegnato a coltivare l’amicizia sociale”. “Prima di confini, definizioni e istituzioni - ha detto Leone - ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”. Si è rivolto direttamente al popolo del Meeting elogiandolo per non averne fatto “una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.

Dante

La riflessione del Papa si è soffermata anche sul titolo di quest’edizione, il verso dantesco “l’amor che move il sole e l’altre stelle”. “Sì, l’amore muove”, ha detto Leone. Ha richiamato i suoi tre predecessori, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, che hanno “tutti indicato la misericordia divina come punto di impatto tra il Vangelo e le ‘cose nuove’ di quest’epoca drammatica e meravigliosa”. “Seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica, infatti, una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male”, ha aggiunto il Papa. “Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni .- ha continuato Prevost - la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità”. Un passaggio interrotto dall’applauso della platea. L’applauso maggiore è arrivato quando il Papa si è rivolto ai giovani parlando delle “migliaia di vostri coetanei che chiedono il battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo” e precisando che “è una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”.

L’attualità

Leone ha toccato anche l’attualità. Evocando “competenze e responsabilità” del popolo del Meeting ha esortato a liberare “la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte”. Un impegno che deve partire “dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Questo l’appello del Papa che ha poi elogiato i volontari definendoli il “segno che il futuro è una promessa, non una minaccia”. “Molti non lo credono più, sia fra gli adulti, sia fra i giovani”, ha osservato tirando in ballo il tema della secolarizzazione. “Silenziosamente, però, ‘l’amor che move il sole e l’altre stelle’ sospinge ancora alla speranzaha commentato Prevost rivelando di averlo avvertito “intensamente fra i vostri coetanei in Libano, in Africa e in Spagna. L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare”. Ai giovani del Meeting poi sono arrivati gli inviti: “mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta.”

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